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martedì 6 ottobre 2015

Perché non metto piede a EXPO (e non datemi di "talebana"!)

Senza tanti preamboli: Expo è una gigantesca operazione commerciale, che sfrutta il trend dell'argomento "cibo" per portare soldi e affari alle solite 3/4 multinazionali che apparecchiano le nostre tavole tutti i giorni. E le apparecchiano nutrendoci di schifezze prodotte in totale spregio dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori agricoli e non.

Ricordo a me stessa e ai miei figli che io produco e mangio e compro consapevolmente non solo per la mia e la loro salute, ma anche e soprattutto perché penso che questo sia il MIO atto politico. E penso che oggi la questione dell'accessibilità al cibo e alla terra sia il campo su cui si giocano le più importanti battaglie politiche. Ci credo davvero, e tutto quello che faticosamente cerco di tenere in piedi ruota intorno a questo convincimento.
Penso ad Antonio, il militante Sem Terra che abbiamo ospitato, a quello che ci ha raccontato sul Brasile. Centinaia di migliaia di persone che rischiano la vita per procurarsi un pezzo di terra su cui far campare la famiglia...

Non sono per la coerenza a tutti i costi: non ci credo e non è il mio obiettivo. E non sono fighetta radical-chic (lo so che è la prima cosa che pensate!).Non chiamatemi "talebana". Ma Expo, no! 

Mi avrebbe fatto meno schifo se gli obiettivi fossero stati evidenti. Che so, una cosa del tipo:
"Expo, devastare il pianeta, arricchendo l'agribusiness"... ma temo che non ci sarebbe andato nessuno. 
Forse io sì, ci sarei andata. Avrei portato via molto di più, li avrei visti in faccia. Invece hanno creato una gigantesca Gardaland, infarcita di buoni sentimenti ecologisti (così ci sentiamo buoni e partecipativi delle sorti del mondo)... Vi ricordate Matrix? Solo che lì per risvegliarsi la faccenda era complessa...

Alla Nestlé o al MacDonald costa molto meno una bella campagna di marketing pesante improntata all'ecologia, che rivedere le politiche di sfruttamento di terre e uomini che fanno sì che noi mangiamo schifezze a costi bassissimi, e loro si arricchiscono. Perché è questo che accade!

Chiariamo: non è che penso che il mio non andare abbia un qualche effetto sulla questione. Ma almeno mi ha dato l'occasione di spiegare ai miei figli ("mamma, ci andiamo anche noi?!? Daiiii...") perché NON facciamo una cosa.

E poi, via...il campo di grano in centro a Milano...


10 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Ti leggo sempre volentieri, cara! Non avrei saputo descrivere meglio questa ennesima colossale balla, tutta italiana.
    Tutta la mia stima al tuo lavoro. Continua così :***

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    1. Grazie! Purtroppo la balla non è solo italiana...è mondiale! Ma mi pare che qualche segnale di consapevolezza, qua e là, si faccia vedere...

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  3. Hai ragione! :) PS come posso contattarti in privato? Poi ti spiego perché ;)

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  4. da qualche altra parte ho letto i tuoi problemi con il grillotalpa. Io li ho risolti piantando alcuni semi di ricino, scomparsi nel raggio di 20/25 metri

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    1. Grazie, molto interessante! La prossima stagione ci provo, anche se a dire il vero quest'anno non è stata un'invasione barbarica! E' bello vedere che ogni anno i problemi non sono sempre gli stessi: credo che dipenda dall'estrema biodiversità che c'è da noi. I piccoli problemi sono sempre diversi e sempre non devastanti...

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  5. Completamente d'accordo con quello che scrive, ma con conclusioni differenti.
    Ho visitato Expo come una fiera, senza sperare di spiegare ai miei figli che quelle 10 ore tra padiglioni con diverse bandiere, avrebbero insegnato loro a vivere in un mondo migliore, né soprattutto gli avrebbero consegnato un mondo più sano domani.
    Apprezzo molto e stimo tutte le scelte individuali che mirano a rovinare un po' meno il pianeta, che cercano di offrire a se stessi una qualità di vita migliore.
    Ma ritengo un privilegio del nostro mondo occidentale anche il poter fare quella scelta.
    Purtroppo siamo tanti, forse troppi?, su questa terra, ritengo che il mondo possa diventare un luogo migliore regolamentando e controllando le attività delle multinazionali, ma ad oggi non si possa prescindere da quelle o comunque da una economia di scala.
    Io faccio volentieri la spesa dal pizzicagnolo, dal macellaio e dal panettiere di quartiere, ma loro non hanno da sfamare un quartiere che probabilmente conterà una decina di migliaia di persone.

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    1. Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Come ho già detto, la mia in questo caso è stata una scelta personale, e nel post cerco di raccontare il percorso mentale che mi ha portata a farla. Ma so anche che mi sono privata di un'esperienza. Quello che ritengo importante, tutto sommato, non è il confronto fra andare o no, ma fra essere consapevoli di cosa si sta guardando e non esserlo.
      Detto questo, tutti i ragionamenti sulla produzione industriale del cibo che serve per sfamare i miliardi che siamo mi lasciano perplessa. Diciamo che di sicuro servono per produrre ricchezza economica per pochi, impoverendo molti (e non mi riferisco solo ai contadini del terzo mondo...quelli del mondo "occidentale" sono strangolati!). Bisogna stare attenti a non ridurre tutto a mera scelta individuale: se la scelta è forte e condivisa, può cambiare molto (vedi esempio dei GAS).
      Se mi permetti, ti consiglio un bel libro (ma magari lo hai già letto...): "Il dilemma dell'onnivoro" di Pollan. Parla della produzione del cibo in USA e delle condizioni dei contadini. E' molto istruttivo e fa capire che forse non è vero che DOBBIAMO fare agricoltura industriale....

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