domenica 9 marzo 2014

Primavera e ansia da prestazione

Primavera
Come avrete notato dai post sulla pagina facebook del Mas del Saro, sta cominciando la primavera anche quassù! Capretti, fiorellini, passeggiate con le asine, oggi addirittura sono spuntati i piselli piantati l'autunno scorso.
Tutto bello, tutto caldo, tutto sole!
Ma a me, che vi devo dire, in marzo mi piglia l'ansia da prestazione. 
In inverno mi rilasso, la natura è ferma, si gestisce il minimo indispensabile, si progetta la stagione a venire. Sulla carta e nella testa tutto è facile, tutto è bello: siamo i portatori di una nuova era di comprensione e amore fra produttore e consumatore, i miei prodotti saranno fantastici e i clienti felici di pagarmi per averli. Le mie capre daranno litri e litri di latte, e i miei formaggi saranno un ulteriore tassello nella direzione dell'autosufficienza alimentare. Le galline spareranno uova come missili. Il mio pane lieviterà che nemmeno il Panbauletto...eh sì, in inverno (ogni inverno, non imparo mai nulla) tutto assume contorni pastello-waldorfiani. Tanto che metto in cantiere (ma l'ho detto al Bauer? Non ricordo...) di affittare qualche campetto per coltivare i cereali per il nostro pane...
Ma ora è marzo, maremma!! I parti delle capre, la grassa da spostare, il letto caldo per le semine, gli animali da far uscire, il campo da preparare e io c'ho l'ansia da prestazione!
Sogno la notte che i miei ortaggi fanno schifo, ho paura di metterne giù troppi che poi non si sa che farne, no troppo pochi, macchè, son troppi...cresceranno? e al mercato avrò abbastanza prodotto per soddisfare tutti? E abbastanza latte per fare il formaggio? ma l'anno scorso quando ho messo giù i piselli? Era presto? Mi ameranno abbastanza al mercato???
La cosa assurda è che sono la prima a sostenere (e ci credo profondamente) che il bello del mercato contadino è proprio che è un'occasione per produttori e consumatori per confrontarsi sulla vera agricoltura: il posto dove ci si può sentir dire "non ne ho, è finito" oppure "quest'anno i pomodori sono in ritardo". Insomma non è il supermercato. E' anche per questo che esistono, è anche per questo che la gente ci viene ed è anche per questo che tanti agricoltori hanno scommesso sui mercati contadini.
Eppure a me, istintivamente, mi viene un senso di colpa pazzesco se non ho tutto subito e sempre. Ovvio che non ce l'ho: dimensioni, quota e latitudine ostano! E lo so che tutti lo sanno.
Ma io credo che ci vorranno anni di allenamento zen per spogliarmi e disintossicarmi dalla cultura del supermercato. Io per prima sono cresciuta in un'era di fantastica disponibilità di tutto e sempre. Non basta dire "è sbagliato, io voglio altro": bisogna allenarsi, anno dopo anno, stagione dopo stagione, come produttore e come consumatore. Riconquistare la normalità delle stagioni, delle possibilità della terra e delle bestie. Riappropriarsi della fatica come metro di valutazione del valore delle cose. Meno scelta nel consumo.  E soprattutto sentire tutto questo come normale! Io sono normale, non avere i pomodori a giugno in Valle dei Mocheni è normale, le capre che fanno poco più di un litro al giorno è normale, le uova con un po' di cacca sopra è normale!
E anche il percorso verso l'autosufficienza alimentare, l'autoproduzione, sono esperienze di grande soddisfazione, ma anche di comprensione che possiamo fare a meno di molto di quello che riteniamo indispensabile.
Io sono appena all'inizio. Mi impegno. Mi viene il panico da prestazione. Vado avanti. Chissà dove arrivo. Chissà se riuscirò a far tacere il supermercato che è in me... Si parte, buona stagione a voi e a me!!
Crescere il proprio cibo è come stampare il proprio denaro


1 commento: