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domenica 25 ottobre 2015

Perenni forever...

Si sta chiudendo la quarta stagione (tranquilli, non vi parlo di "House of cards"). Finalmente! Ringrazio ogni santo da me conosciuto per la location del Mas del Saro: in montagna, in Trentino, in Bersntol. Non invidio per nulla chi ha l'azienda al caldo: tocca lavorare tutto l'anno! Noi invece adesso accendiamo le stufe, prepariamo l'orto e gli animali per l'inverno, programmiamo con calma la prossima stagione. Lusso sfrenato!!

E' anche il momento per impostare i cambiamenti. 
In un'azienda come la nostra, i cambiamenti sono fondamentali. 
Mettiamola così, che fa più figo, vero?
Perché la verità è che quando sei un "neo-agricolo" (iiihhh, che orrore!), cioè non vieni da famiglia contadina, tua nonna non faceva le marmellate, tua mamma ti ha cresciuto a latte in polvere  e Simmenthal, allora ci vogliono ANNI per capire esattamente alcune cose fondamentali, tipo:
-cosa mi piace?
-cosa mi viene?
-cosa mi fa ammattire (es:capre!)
e, molto prosaico:
-cosa mi fa guadagnare due lire oltre che un sacco di gloria eterna?

Nella mia testa (e non solo...), il 2016 sarà anno di enormi cambiamenti.
 Il Bauer ha già il visto per paesi irraggiungibili (cioè, dice di averlo, ma in realtà fa finta...spero).

Intanto comincio con raccontarvi i cambiamenti nell'orto, per quelli più radicali aspetto un po'...scaramanzia.

Lo so, tutti voi avete letto bellissimi manuali di permacoltura. Io no! Ho letto "La rivoluzione del filo di paglia" e ho il mio manuale di consultazione agricola quotidiana. Ma non ce la faccio a leggere i manualoni. Forse è per questo che ci metto degli anni a capire le cose? Cioé, non sarebbe più saggio leggere di uno che ha già fatto gli errori che sicuramente stai per fare tu? Sì, lo sarebbe. 

Ma a me piace fare errori, mi piace imparare dagli altri, soprattutto. Altri VERI, intendo. I wwoofer, per esempio. Anche se spesso ne sanno meno di me a livello pratico, mi faccio ispirare dalla tanta teoria che hanno in testa, e accetto di sperimentare con loro. 

Quindi, per farla breve:
grazie orticole annuali, per tutto quello che mi avete insegnato. Siete state la scelta più saggia che potessi fare per iniziare (basso costo di investimento iniziale, quindi bassissimo rischio di impresa...mi raccomando, questo è importante, se siete anche voi orrendi neo-agricoli).
Adesso però è il momento di ridimensionarvi. In termini di energia, siete troppo dispendiose. Ogni anno ripartire quasi da zero...non va bene. Troppo lavoro, troppo movimento, troppi input dall'esterno. E come resa economica...ahem...
Quindi: abbiamo messo a dimora un po' di alberi da frutto, un bel po' di fragole, un po' di mirtillo siberiano sperimentale e un po' di lampone artico. 
Poi vorrei fare un piccolo angolo di piante tintorie.
E una pergola di kiwi.
E una di uva fragola.

E tutto questo sarà a beneficio nostro e del "Progettone"...quello di cui ancora non scrivo...e se non ce la faccio...pazienza, avrò un sacco di cose buone e perenni per la mia famiglia!

Fragola e tagete

Fragole

Mirtillo siberiano

Lampone artico




venerdì 21 agosto 2015

W il Nuovo Mondo!!

Bello! In questo periodo al maso stanno convivendo sotto lo stesso tetto due delle molteplici anime dell'agricoltura. Non potrebbero essere più diverse, eppure nascono entrambe dall'amore per la terra, dalla consapevolezza che senza di essa nulla sarebbe e che è dalla terra che dobbiamo ripartire.

Antonio, arrivato da poco dal lontanissimo Brasile, portando con sé tutta l'energia, la passione sociale e politica del movimento Sem Terra (http://www.comitatomst.it/). Contadino vero, da sempre. L'agricoltura è uno strumento sociale e politico, è ciò che permette a masse sfruttate e diseredate di ritrovare la propria dignità. In lui non si possono scindere agricoltura e politica. 

Spencer, arriva anche lui da lontano: Seattle, Washington State. Una formazione scientifico-orientale (non mi dilungo...sennò non arrivo più al punto), una passione infinita per la terra, una visione intima, un progetto solo suo. La ricerca dell'equilibrio prima di tutto personale, la volontà di passare leggero sulla terra, il bisogno di trovare un contatto (perso chissà quando dalla sua grande nazione) con il cibo.

Entrambi lavorano scalzi: uno perché forse lo ha sempre fatto, l'altro perché forse ha capito che era il momento di farlo. Io no, ho paura di darmi la zappa sui piedi (e non in senso figurato).

Questo irripetibile mix sta dando frutti inattesi, al maso. Molto concreti, anche.
Tipo: riduzione dell'area dedicata alle coltivazioni orticole annuali, sostituite in parte da perenni. Insieme abbiamo costruito delle bellissime aiuole a cumulo come si deve, soffici, piene di sostanza organica, su cui a breve strapianterò le fragole. Un bel po' di fragole.
Tipo: su pressing pesante di Spencer, ci siamo decisi a prendere in mano una parte di terreno che è da anni che ci guarda...anche qui, aiuole a cumulo, arbusti, perenni...pian piano la vedo prendere forma.

Spencer ha fatto il pressing teorico, armato di tomi giganti illeggibili (cioè, lui li legge, io francamente...) di "Edible forest gardening", Antonio ci ha messo trenta secondi a prendere il badile e cominciare a scavare, scavalcando in un balzo i "se" e i "ma"...

Ecco un po' di foto di questa cooperazione fra continente americano e vecchia Europa.













martedì 26 maggio 2015

Spiaggiamento biodinamico (molto bio, poco dinamico)!

Tempo di strapianti, di semine, di potature. Come ogni anno da quando ho frequentato il corso di biodinamica, parto con i buoni propositi: seguoilcalendario seguoilcalendario seguoilcalendario...
Poi però mi areno! Al momento, sto in questa fase di spiaggiamento biodinamico.
Rileggo gli appunti e mi sento inetta, impreparata, che sbaglio tutto. Parto, mi metto gli stivali, i guanti, prendo i semi e la zappetta, mi avvio verso il campo e...azz, non ho guardato il calendario. Torno giù, levo i guanti e gli stivali, riaccendo il pc, controllo sull'ottimo sito di Paolo Pistis (cioè colui che teneva il corso di due anni fa): miii, oggi non è giorno radici, e io che stavo per seminare le carote!! Vabbè, semino i fagioli, è giorno frutti. Torno fuori, mi rimetto stivali e guanti, mi avvio verso il campicello...comincia a diluviare! Segnale astrale o banale sfiga?

Passiamo alla gestione del cumulo. Io vorrei, giuro, fare il salsiccione lungo, e poi inserire i vari preparati, ma poi mi scontro con i grugniti del Bauer: ma dove lo mettiamo? come si fa che noi usiamo la grassa dei nostri asini? che è 'sta storia dei preparati? E credetemi se vi dico che con lui è meglio evitare discorsi sui pianeti...e poi quando, come, perchè....

Insomma, mi ritorna in mente una frase che Paolo Pistis ci ha detto al corso: la biodinamica, da soli, non si fa!
Dopo due anni di tentativi falliti, capisco perché: è un sistema complesso, molto articolato, che prevede un approfondimento di tipo filosofico e non solo tecnico. E mentre approfondisci, devi mettere in atto pratiche di cui non cogli appieno il senso (spesso senza l'"appieno"): lo fai due/tre volte, poi molli.

Però però, un'altra cosa avevo pensato durante il corso: che se i terreni gestiti con la biodinamica sono così vitali, sicuramente è per la cura estrema che questi agricoltori dedicano al terreno, all'humus. E io in fondo faccio lo stesso (cerco di farlo, almeno). Magari in modo meno strutturato, però io la mia terra me la curo, la tocco, la nutro, ogni singolo giorno. 
Rispettare l'humus, quel sottile strato di terra fertile (30 cm) che nutre il pianeta (altro che EXPO!!) è il contributo più importante che possiamo dare come agricoltori.

Quindi que viva la biodinamica, que viva l'agricoltura sinergica, que viva la permacultura!! Que viva qualunque tipo di pratica che ci fa mettere le mani in terra, tutti i giorni!


martedì 10 giugno 2014

Fieno: niente eroi morti!

Eccomi qua, reduce semi viva da una 5 giorni di fieno 24h.
Si impone un post.
Riassumo le fasi che abbiamo attraversato in questi anni, tanto per dimostrare che non si parla a vanvera (e vi segnalo questo bellissimo festival che si terrà in settembre).

FASE 1: facciamo il fieno, romanticamente, senza uno straccio di macchinario, senza chiedere aiuto a nessuno, senza farci sfuggire un lamento. Insomma, se lo facevano i nonni, perché noi no?

FASE 2: appurato che per tagliare tutto a falce (cosa che il Bauer eroicamente ha fatto 3 anni fa) ci volevano tutti i giorni di ferie maturati al lavoro vero (più qualcuno di malattia per riprendersi) e dopo aver buttato tutto il fieno lasciato marcire sul campo senza sapere dove ficcarlo (non imballato occupa 10 volte lo spazio), abbiamo comprato una bella falciatrice. Adesso sì che si ragiona!

FASE 3: appurato che se non lo imballiamo non sappiamo dove metterlo (e per la verità anche imballato ce lo facciamo "ospitare" dai parenti), impietosiamo un signore con trattore e imballatrice che viene e ci fa le ballette. Questo però dopo giorni di fatica immane, a girarlo perché si secchi bene, a "andonarlo" per l'imballatrice (termine locale per dire: fare dei lunghi salsiccioni di fieno), a bestemmiare, a farsi venire colpi di calore, a lottare contro il tempo perché arrivano il temporale e la grandine giù da Palù, a sfruttare biecamente qualche stolto amico che così, senza sapere a cosa va incontro, chiede "ma vi do una mano?"...

Io a questo punto sarei giunta alla FASE 4  e cioè: l'anno prossimo pago qualcuno che abbia tutti i mezzi adatti (trattore e annessi e connessi) e glie lo faccio fare a lui!!

Perché nella 4 giorni di fieno si esplica davanti a me in maniera chiara e luminosa il principio che mi deve ispirare ogni giorno, ogni minuto di lavoro: giusto equilibrio fra fatica e risultato. 
Mica devo fare il museo etnografico vivente, o no?!? Cioè: io ci tengo ad avere il MIO fieno, che viene da un prato che ho curato io, ma ho capito finalmente che non è che se io ci rimetto la salute poi il fieno è più buono e le capre fanno più latte! Anzi: mi girano talmente dalla fatica che mi prende un odio irrazionale per asini, capre e cavoli, e questo...NON va bene!

E poi, come saggiamente ricorda un amico, una volta d'estate solo il fieno facevano. Pian piano, un pezzetto alla volta. Ci racconta che suo zio solo questo faceva tutta l'estate, poi, quando era troppo caldo, si metteva sotto un larice e riposava. E' morto a 84 anni! 
Che c'avesse ragione lui?!?


sabato 22 marzo 2014

I cumuli sinergici e le Weltanschauungen...

Sono giorni di grandi manovre nel campetto del Maso.
Cumulo in lavorazione
Le temperature sono da primavera inoltrata e la febbre agricola sale all'improvviso: mi sveglio alle 5.30 in preda all'entusiasmo di fare, fare, fare... alle 6.40 ho già visionato decine di tomi, siti, blog, forum che parlano di tutto lo scibile agricolo e non vedo l'ora di lanciare i pargoli sul pulmino per poter cominciare a mettere in pratica tutto. E' uno dei momenti più belli dell'anno, quando stai per cominciare, devi impostare il lavoro della stagione e senti una potenza creativa che spinge da dentro (oddio, qualcuno potrebbe anche definirlo "delirio"...). Le scelte sono in parte ancora aperte e da queste dipende molto del resto della stagione. Insomma, un gran bel momento.
Ma...c'è un "ma"!
Sì perché non è che io qui ci lavori sola soletta (ci mancherebbe)...siamo in due! E il "due" si fa anche un discreto mazzetto, quindi pretende (giustamente...mah?!?) di avere voce in capitolo, di dir la sua. E a me tocca di far la democratica e prendere in debita considerazione quello che dice (anche perché, lo ammetto, qualche volta ci acchiappa).
Però un problemino c'è: io e il Bauer (è lui il famoso "due"...) abbiamo due Weltanschauungen, due visioni dl mondo intendo (perdonate, ma che ho studiato a fa' se non sfoggio ogni tanto??), non proprio identiche.
E quale occasione migliore per farle entrare in conflitto se non in apertura di stagione, quando mettiamo mano ai cumuli??
La pratica dei cumuli deriva dalla permacultura , noi li abbiamo fatti 2 anni fa e siamo entusiasti dei risultati!!
Come si fanno: la prima volta si smuove bene il terreno, soprattutto se, come nel nostro caso, è molto compatto, poi si creano dei cumuli di terra di circa 1,20 mt di larghezza e alti una quarantina di cm (poi si abbasseranno), sotto i quali si sarà steso un reticolo di rametti e sassi (per il drenaggio) e sopra noi abbiamo messo la famosa grassa degli animali. Sopra ogni cumulo si pianteranno ortaggi, fiori e officinali in modo da creare le giuste consociazioni. I cumuli non vanno calpestati e si pacciamano sia a "verde" (piante ad hoc) sia con materiale organico di scarto. L'importante è che la terra non sia mai nuda.
I vantaggi sono infiniti!! Prima di tutto possiamo vendere motocoltivatore e zappa: non li lavoreremo più, perché resteranno morbidi e areati grazie all'azione delle radici delle piante e della pacciamatura. Le rotazioni saranno meno importanti perché su ciascun cumulo avremo piantato ortaggi che "danno" e ortaggi che "tolgono" al terreno, mantenendolo equilibrato. Inoltre l'estrema consociazione rende meno appetibile agli insetti indesiderati il nostro orto. E, importantissimo, otteniamo un humus molto vitale, pieno di biodiversità, non continuamente stressato da lavorazioni in profondità che ne alterano l'equilibrio.
In primavera però i cumuli noi li prepariamo un po', per accogliere degnamente le piantine. Quindi leviamo la pacciamatura residua dell'anno prima, eliminiamo le erbe infestanti a mano, passiamo delicatamente con il mio Sauzahn ("dente di scrofa"), sbricioliamo un po' di compost (a mano!!) sul cumulo e poi ripacciamiamo.
Detta così, suona fluido, easy! Ma ci sono molto modi di eseguire qualsiasi lavoro...
Il Bauer, da bravo trentino lavoratore indefesso "senonm'ammazzodifaticanonholavorato", ripulisce il cumulo da ogni filo d'erba visibile a occhio nudo e non, usa il Sauzhan come se stesse guidando un trattore Big Bud 747, riduce il letame in polvere fine con le mani prima di spargerlo sul cumulo e infine ricopre alla perfezione che non si veda un granello di terra.
Il fantastico cumulo del Bauer
La sottoscritta, da brava pisana multitasking (leggi: "nonpossopassareseioresuuncumulo" perché c'ho da metter su la cena a un certo punto!), tira su il più grosso (il trifoglio lo lascio, mannaggia, perché è un ottimo pacciamante verde!), dà una passata delicata su e giù con l'attrezzo, spande il letame con il rastrello (in maniera non proprio geometrica), ricopre più o meno (tanto fra un po' si strapianta e poi non fa bene al terreno essere soffocato dal pacciame) e passa ad altro cumulo.
Dopo un'oretta di battutine, sguardi in cagnesco, critiche sottili al lavoro dell'altro, di solito io sbotto e dico "Ti movi con 'sto cumulo?!?", e allora il Bauer "Ma se dove sei passata tu è uguale a prima!" e via così...
La verità è che io penso che lui non si sia sufficientemente permaculturizzato e che in fondo resti, senza speranza, il classico occidentale lavoro-lavoro-fatica-fatica.
E lui pensa che nella permacultura e in Fukuoka io abbia trovato le basi teoriche per la mia innata cialtronaggine (io insisto a chiamarla multifunzionalità, ma insomma...)!
Si rischia la crisi coniugale, ma...a fine giornata ci coalizziamo contro un nemico comune: il grillotalpa!! Ci accorgiamo infatti che alcuni cumuli sono un po' troppo "popolati" da questi animali, e quindi scatta l'operazione "riequilibrio" (sempre a manina, eh!?!) che vede la pisana cialtrona e il Bauer calvinista uniti nella lotta!!
E al rientro da scuola, anche le creature sono state ingaggiate, alla bieca promessa di "10 cent a grillo"!!

Grillotalpa
PS Non ce l'ho con i grillitalpa, sappiate che averne un po' nell'orto va bene, anzi benissimo perché areano il terreno e mangiano larve di altri insetti, il problema è se ne avete troppi ( e noi ne abbiamo decisamente troppi), perché allora vi mangiano le radici delle piantine appena strapiantate...e questo non va bene!


domenica 9 marzo 2014

Primavera e ansia da prestazione

Primavera
Come avrete notato dai post sulla pagina facebook del Mas del Saro, sta cominciando la primavera anche quassù! Capretti, fiorellini, passeggiate con le asine, oggi addirittura sono spuntati i piselli piantati l'autunno scorso.
Tutto bello, tutto caldo, tutto sole!
Ma a me, che vi devo dire, in marzo mi piglia l'ansia da prestazione. 
In inverno mi rilasso, la natura è ferma, si gestisce il minimo indispensabile, si progetta la stagione a venire. Sulla carta e nella testa tutto è facile, tutto è bello: siamo i portatori di una nuova era di comprensione e amore fra produttore e consumatore, i miei prodotti saranno fantastici e i clienti felici di pagarmi per averli. Le mie capre daranno litri e litri di latte, e i miei formaggi saranno un ulteriore tassello nella direzione dell'autosufficienza alimentare. Le galline spareranno uova come missili. Il mio pane lieviterà che nemmeno il Panbauletto...eh sì, in inverno (ogni inverno, non imparo mai nulla) tutto assume contorni pastello-waldorfiani. Tanto che metto in cantiere (ma l'ho detto al Bauer? Non ricordo...) di affittare qualche campetto per coltivare i cereali per il nostro pane...
Ma ora è marzo, maremma!! I parti delle capre, la grassa da spostare, il letto caldo per le semine, gli animali da far uscire, il campo da preparare e io c'ho l'ansia da prestazione!
Sogno la notte che i miei ortaggi fanno schifo, ho paura di metterne giù troppi che poi non si sa che farne, no troppo pochi, macchè, son troppi...cresceranno? e al mercato avrò abbastanza prodotto per soddisfare tutti? E abbastanza latte per fare il formaggio? ma l'anno scorso quando ho messo giù i piselli? Era presto? Mi ameranno abbastanza al mercato???
La cosa assurda è che sono la prima a sostenere (e ci credo profondamente) che il bello del mercato contadino è proprio che è un'occasione per produttori e consumatori per confrontarsi sulla vera agricoltura: il posto dove ci si può sentir dire "non ne ho, è finito" oppure "quest'anno i pomodori sono in ritardo". Insomma non è il supermercato. E' anche per questo che esistono, è anche per questo che la gente ci viene ed è anche per questo che tanti agricoltori hanno scommesso sui mercati contadini.
Eppure a me, istintivamente, mi viene un senso di colpa pazzesco se non ho tutto subito e sempre. Ovvio che non ce l'ho: dimensioni, quota e latitudine ostano! E lo so che tutti lo sanno.
Ma io credo che ci vorranno anni di allenamento zen per spogliarmi e disintossicarmi dalla cultura del supermercato. Io per prima sono cresciuta in un'era di fantastica disponibilità di tutto e sempre. Non basta dire "è sbagliato, io voglio altro": bisogna allenarsi, anno dopo anno, stagione dopo stagione, come produttore e come consumatore. Riconquistare la normalità delle stagioni, delle possibilità della terra e delle bestie. Riappropriarsi della fatica come metro di valutazione del valore delle cose. Meno scelta nel consumo.  E soprattutto sentire tutto questo come normale! Io sono normale, non avere i pomodori a giugno in Valle dei Mocheni è normale, le capre che fanno poco più di un litro al giorno è normale, le uova con un po' di cacca sopra è normale!
E anche il percorso verso l'autosufficienza alimentare, l'autoproduzione, sono esperienze di grande soddisfazione, ma anche di comprensione che possiamo fare a meno di molto di quello che riteniamo indispensabile.
Io sono appena all'inizio. Mi impegno. Mi viene il panico da prestazione. Vado avanti. Chissà dove arrivo. Chissà se riuscirò a far tacere il supermercato che è in me... Si parte, buona stagione a voi e a me!!
Crescere il proprio cibo è come stampare il proprio denaro


martedì 11 febbraio 2014

La legge di Murphy in agricoltura: se sembra facile, tremate!

Testo sacro, consigliato!
Io sono quella dei libri, dei corsi, de "la teoria prima di tutto" e infine della pratica che non è MAI come me l'avevano raccontata al corso o come l'avevo letta sul libro. Ma MAI MAI MAI!!
Cioè, in realtà spesso la teoria è giusta, ma racconta un percorso fatto di numerosi passaggi, e sono quelli che non vengono come tu vorresti e come ti hanno insegnato i maestri! Nel mio caso, questa meravigliosa legge di Murphy si è rivelata in tutto il suo splendore nella nostra prima gestione della grassa, cioè quel fantastico fertilizzante e ammendante naturale che è la cacca delle mucche (o delle capre o degli equini) mescolato alla lettiera delle bestie (paglia, fondamentalmente).
Mentre lavoravamo per piantare le nostre prime verdure, disboscando, arando (la prima volta si deve arare per forza...poi non l'ho più fatto e vi spiegherò perché), io frequentavo un interessantissimo corso sull'agricoltura biologica e più lo frequentavo e più sentivo che mi stavo impadronendo dei segreti misterici che avrebbero fatto del mio campicello il giardino dell'Eden in Valle dei Mocheni. Tornavo a casa esaltata e impaziente, massacrando il Bauer con comizi monotematici sulle virtù del compostaggio e delle sinergie: a sentirmi parevo davvero un pozzo di scienza agricola, i segreti del bio nelle mie mani (ehm, testa?!?).
E finalmente il campo è pronto, è primavera, e si tratta di "nutrirlo". La grassa dei miei asini però non basta, è troppo fresca, di questo sono sicura, quindi mi procuro due trattori di letame da una piccola stalla vicina (quella dove compro il formaggio, e so come alimentano le mucche). Arrivano i trattori e io sono impazientissima di cominciare. E da qui il famoso primo principio dell' agricoltura: essere impazienti vi porterà SEMPRE a fare incredibili, enormi cretinate!
Insomma, mi faccio prendere (ma anche il Bauer, stavolta, eh?! Anche se a sua discolpa posso dire che non frequentava il corso), DEVO nutrire il mio campo, subito, adesso, immediatamente. Mi accorgo (lo ammetto) che il letame non è molto maturo (diciamo... fresco?) e una lucina di allarme si accende, ma io la ignoro, che vuoi che sia, dai! Il letame viene scaricato nel mezzo del campo e via di carriole. Per inciso: il campo nostro è in salita (come tutto qui, del resto... la discesa non c'è mai) e quindi immaginate la fatica immane di spandere due trattori di grassa a carriole su e giù per 1200 mt di campicello. Un massacro.Ma ahimè, mentre si compie questo massacro, il mio livello di adrenalina scende (adrenalina e fatica bestiale sono inversamente proporzionali) e mi assalgono i dubbi. E' troppo fresca? Sì, è troppo fresca, brucerà tutto...ma no, dai, va bene, mica ne metto tanta...però...e se mi brucia le piantine? Al corso l' avevano detto... insomma, mi attacco al telefono (come farei senza i miei amici consiglieri agricoltori dotati di cellulare?!? Sempre siate lodati) e mi viene detto, al di là di ogni dubbio, che DEVO LEVARE QUEL LETAME DAL CAMPO, pena la totale distruzione delle mie prime piantagioni! Panico: adesso devo dirlo al Bauer. Il Bauer che si è ciucciato i miei saccenti pippozzi su come si fa, perchè e percome!! Il Bauer sudato come un cavallo, contento perchè dopo ore di lavoro abbiamo quasi finito e può bersi la birretta...Vado in fondo al campo, il più lontana possibile, consapevole del fatto che ha una pala in mano, e gli strillo la dura e amara verità: ho sbagliato, dobbiamo levare tutto e ri-ammucchiarlo da una parte! Sono talmente abbattuta che anche lui viene mosso a pietà, ci facciamo coraggio a vicenda e ricominciamo a scarriolare (intanto i bambini sono in stato di semi-abbandono da ore...vabbè, crescono autonomi). Ad un certo punto il Bauer, esausto e stufo, esclama "cheppalle" e sbatte il badile su un cumulo di grassa, la quale (essendo fresca) schizza in alto, prendendolo in piena faccia! A quel punto sono scappata!
In conclusione:
-primo principio agricolo- abbiate pazienza, se non si può, non si può. La natura non si forza, mai!
-secondo principio agricolo- procuratevi letame di buona qualità (qualità= cosa mangiano le bestie) e MATURO. E' più facile trovarlo fresco, quindi se è di vacca, prendetelo in primavera per la primavera successiva e copritelo con paglia (puzza un pochino solo i primi giorni, poi non emana alcun odore, tranquilli). Meglio sarebbe, per chi può, avere a disposizione il letame dei propri animali. Maggiore è il controllo diretto di tutto il processo produttivo all'interno del maso, meglio è. Una volta era così, io cerco di fare così, ma questa è un'altra storia, che vi racconterò.
-terzo principio agricolo- sappiate che fare agricoltura significa aver a che fare con la cacca (tanta cacca) tutti i santi giorni, non tentate di rimuovere questo particolare se vi apprestate a fare questa scelta.
-quarto principio agricolo- sviluppate un forte senso dell' ironia e dell'autoironia (e fate in modo che anche i vostri familiari lo facciano). Aiuta molto, attraverserete momenti difficili!

mercoledì 5 febbraio 2014

Odino esiste! Ovvero: parliamo del tempo e seppelliamo il blog...

Ma proprio del meteo intendo, quello del bar, dell'autobus, della zia con cui non sai di che altro parlare...quel tempo lì!! E già mi sono persa un bel po' di potenziali lettori...
E' che dopo la fantastica nevicata di giovedì scorso ha cominciato inesorabilmente a piovere piovere piovere, e inesorabilmente si comincia a parlare di tempo, previsioni, catastrofi e protocollo di Kyoto.
Nella mia vita precedente, il meteo aveva un posto banale nella giornata: mi alzo, guardo fuori e mi vesto di conseguenza. Facile e liscio.
Poi...il maso! E da subito ho capito che non si sarebbe più trattato di questioni tipo: metto l'ombrellino in borsa o no? Ma: riesco ad arrivare alla macchina anche senza la pala da neve o no? E già è meno liscia...
E non si parla solo di neve, ma di pioggia che eventualmente intasa le canalette e quindi ti ritrovi con un fiume dietro casa (a volte IN casa), di nebbie padane (a 1000 mt?) che metterebbero il patema a chiunque, sole che picchia e brucia le verdurine tanto amate e asseta le bestie...
E allora scatta la dipendenza da cui non c'è salvezza né redenzione: Meteotrentino!! Tutte le mattine adesso è il primo sito che controllo e l'ultimo a cui do il bacino della buonanotte. A questo si aggiunge la quotidiana chiacchierata con Annadelpulmino (sì sì, tutto attaccato) , mitica autista che da 7 anni si arrampica fin quassù per consentire ai miei figli di adempiere all'obbligo scolastico, 4 volte al giorno, e pure mi sorride, anche se sa che le tocca ancora per altri millemila!! E mi aggiorna, espertissima (in quanto anche agricoltrice, lei vera, mica come me) sull'evoluzione delle prossime 48 ore e non sbaglia un colpo. Secondo me c'ha una talpa nell'aviazione, è amica di Giuliacci, che ne so...
Insomma, adesso il meteo è fondamentale  nella mia giornata. Ma non è una mania da invasata, è una necessità. Perché se so che nevicherà tanto, non programmo impegni e metto la pala accanto alla porta, perché se so quando piove, faccio in tempo a coprire la legna rimasta scoperta, o programmo le annaffiature risparmiando un botto d'acqua. Senza aprire il capitolo FIENO, al quale dedicherò un post monografico, di sicuro! L'anno scorso ha nevicato il 23 di maggio, avevo già piantato pomodori e zucche. Li abbiamo avvolti uno a uno nei giornali e si sono salvati (le zucche ahimè...no!).
E allora capisci a fondo, davvero, cosa significava una volta avere il meteo avverso, capisci perché gli dei più famosi di Hollywood sono Odino, Zeus, Apollo: tutta gente che "gestiva" un qualche elemento. E capisci perché dalla notte dei tempi, nei bar si parla del tempo. Perché un temporale poteva essere la linea rossa fra fame e sopravvivenza, fra fienile pieno o bestie scheletriche e senza latte. E questo è stato per secoli, millenni. E adesso? Adesso forse abbiamo gettato il bambino con l'acqua sporca, perché siamo un po' più autonomi da Odino&Co, ma ci comportiamo come se Odino non esistesse e invece...Odino esiste. Ed è abbastanza incazzoso. E se anche vivete una vita in cui potete tranquillamente impipparvene di lui, ricordatevi di noi quassù!
E quindi...non sbuffate se al mercato contadino (perché voi andate tutti al farmer's market della vostra zona vero?), il vostro contadino preferito non ha le zucche o le insalate o meno uova.
Pensate a Odino!E date un bacio al contadino!!