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domenica 23 luglio 2017

Il pane come lo faccio io, ogni giorno (o quasi)

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Il pane è il mio "bene rifugio", è quello che faccio in cucina ogni giorno, per noi e per i nostri ospiti. E' il mio fiore all'occhiello ed è stato la mia copertina di Linus nei primi mesi di apertura: quando non avevo idea di come sarebbe andata, e se i miei piatti sarebbero piaciuti. Ma sul pane: nessun dubbio, rilassati!
Molti ospiti mi chiedono quando ricomincerò a fare qualche piccolo corso, come facevo una volta. E la voglia ritorna. E l'autunno sarà il momento giusto.
Per adesso, se ancora ce ne fosse bisogno, un post motivazionale sul farsi il pane in casa, e con la pasta madre. 
Sì lo so: è moda! E allora?? Per una volta che una moda non è imposta dal mercato (anche se il mercato se ne sta lentamente appropriando, modificandola...ma: è il capitalismo, bellezza!), godiamocela e facciamo i ganzi.

Vado per punti:

-non sempre il pane fatto in casa è buono. Facciamocene una ragione. Non è che se mischiate un po' di farina 00, acqua e lievito di birra in dosi da cavallo, lo fate lievitare 1/2 ora e lo sbattete in forno, avete "fatto il pane". Brutalmente: se avete questo approccio, meglio trovarvi un buon panettiere (ce ne sono) e compratevi il pane. Spendete un po' di più e risparmiate il vostro tempo. 
-il lievito di birra non è il demonio. Solo: se ne usate troppo, oltre a farvi male (ma non sono un medico, quindi documentatevi altrove), avrete un orribile sapore di lievito cotto. Fidatevi: si sente.
-la pasta madre è il modo migliore per fare il pane, a patto che sia una buona pasta madre. Non sono tutte uguali. Io ho fatto orgogliosamente un pane orrendo con la mia PM autoprodotta per mesi, e nessuno della famiglia osava fiatare. Poi me ne hanno regalata una, vecchia di 60 anni: mi si è aperto un mondo. Non siate testardi, abbandonate le manie di grandezza: farsi regalare la pasta madre da uno "spacciatore" che la usa da tanto tempo, è il modo migliore per cominciare e non diminuisce il valore dell'impresa.
-non serve prendere il part-time al lavoro per gestirla. Anzi: trovo che si adatti benissimo a chi sta fuori casa tutto il giorno (parlo del pane da tavola quotidiano, ovviamente, non del panettone tregiornidilavoroH24). Veloce esempio pratico: la sera prima di andare a nanna "rinfrescate" la vostra pasta madre (5 minuti). La mattina, dopo il caffè, impastate il pane (15 minuti...se avete un robot qualunque), quando rientrate fate la pagnotta e dopo un'oretta o giù di lì infornate (tipo mentre siete lì che preparate la cena). Lavoro spalmato in moduli brevi: non male.
- smettete di comprare farina 00: quella sì, è il demonio. Fa male, è inutile e vi viene un pane senza "corpo". Almeno la 0. Io mischio. Sogno un mondo dove le industrie dei cereali smettono di produrre 00 perché non la compra più nessuno e loro ci vanno in perdita!
- questione "fonti": il web e le librerie rigurgitano informazioni sulla pasta madre. Alcune serie, altre parecchio improvvisate. Le bibliografie sono una cosa seria. Quindi, prossimamente, un post sulla mia personale biblio!

Ecco, mi fermo qui. Ce n'è abbastanza. Vi ho convinti? Dubbi? Non siete d'accordo? Voi come fate?






mercoledì 12 luglio 2017

Mini-guida per sopravvivere alle zucchine! Tutti i modi che mi avete suggerito voi...+1

Sarò breve. Incredibile la risposta che il mio appello sulle zucchine ha avuto su facebook e Instagram! Non credevo che esistessero così tanti modi per cucinarle. Restituisco il favore che mi avete fatto dandomi tantissimi spunti, elencando tutti i modi in cui possono essere fatte che mi avete suggerito. Una mini guida, un elenco da avere sottomano tipo talismano quando vi trovate le zucchine anche sotto il cuscino...

Per le ricette...direi che google basta e avanza. Ma almeno può servire per non "googlare" sempre le stesse cose, o peggio: farsi dire da google come fare le NOSTRE zucchine!

Vado! In rigoroso ordine di intervento:
- Rotolini con dentro qualcosa (essenziale e diretto)
-Tagliate per lungo con il pelapatate, olio evo e scaglie di grana (io aggiungerei anche un po' di limone e il carpaccio è fatto)
-Crude in insalata
-Essiccate a rondelle (al sole, eh!)
-Grigliate
-Saltate in padella
-Carbonara di zucchine (con uova)
-Parmigiana
-Torta (che vedete in foto)
-Sbollentate, frullate con cacao e miele (questa è intrepida...da provare)
-Grattugiate a scaglie, mescolate con farina integrale e gomasio e curry e poi fritte
-A cubetti congelate per minestrone invernale
-Lasagne zucchine e pesto
-Pasticcio di zucchine: zucchine, mandorle e formaggio (o lievito alimentare)
-Spaghetti di zucchine con l'aggeggio (nome più adeguato non c'è)
-Polpette zucchine ricotta pangrattato sale pepe uova
-Schiacciata di zucchine (misteriosa, interessante)
-Polpette quinoa e zucchine
-Zucchine a dadini fritte in pastella
-Al forno tagliate a metà gratinate con pangrattato (efficiente, veloce e con largo uso di materia prima! Ci piace)
-Tagliate a bastoncini, cotte al vapore e raffreddate in olio e menta (giusto per non star sempre a friggere)
-Vellutata con yogurt, parmigiano, menta e basilico
-Tagliate a metà per lungo e scavate. Saltare in padella il dentro con olio cipolla e sale. Aggiungere ricotta, parmigiano, uovo, erbe (in Liguria, mi dicono, imprescindibile la maggiorana). Riempi le barchette e inforni, dopo aver ricoperto con pangrattato
-Vellutata con un po' di besciamella e prezzemolo
- Zucchini bread
-Insaccate tipo salsiccia vegena (extreme)
-In Carpione
-Fritte e condite con olio, limone, aglio, prezzemolo e peperoncino
-Muffin
-Frittata
-Quiche
-Gratinate ripiene di carne, tonno e mollica 
-Alla pizzaiola
-Preparati per risotti (questa me la studio meglio)
-Composta di zucchine
-Torta vegan di zucchine e cioccolato
-Scapece
-Chips
E io aggiungo:
-Chutney zucchine e cipolle/ e pesche

Adesso non abbiamo più scuse per gli attacchi di panico!



lunedì 8 settembre 2014

I Vinschger Paarlen, ovvero i segalini... e mi sento subito Bauerin!

Come promesso, sehr praktisch post su come fare i segalini della Val Venosta. Che poi chiamarli così è vagamente blasfemo e un po' ridicolo: Vinschger Paarlen, ecco come si chiamano!
Una premessa: sono anni che cerco una ricetta per fare questi panini. Non sono facilissimi da fare (almeno per me), tutte quelle provate davano alternativamente: consistenza tipo chewingum, densità dell'acciaio, peso specifico del piombo. Le galline hanno goduto più volte dei miei esperimenti falliti!
Poi sono incappata, grazie a Pinterest, in questo sito (che consiglio caldamente) e...eccoli! I Vinschger, di nuovo! Riprovo? Riprovo!!

INGREDIENTI
Pasta madre bella e buona (magari del Mas del Saro)
Farina bianca 0 bio
Farina di segale bio
Acqua
Sale
Trigonella (eh sì, ancora lei)
Semi di finocchio
Semi di cumino

LA SERA, prima di fare nanna
Impasto 50 grammi di pasta madre, 50 grammi di acqua e 100 grammi di farina bianca 0 bio. Faccio la mia bella palletta, la metto in un contenitore di vetro , copro e vado a nanna.

AL MATTINO, dopo una bella colazione a base di fiocchi d'avena
Prendo la palletta, che a questo punto sarà lievitata, e la impasto con 200 gr di acqua e farina bianca 0 bio QUANTO BASTA. E qui doverosa precisazione: io ODIO il "quanto basta"! Non so mai che vuol dire. Mi sta subito antipatico il cuoco: maccome??? Sono 10 anni che prepari 'sta ricetta, e pretendi che io, di primo acchito, sia così figa da capire quando e quanto basta? Però stavolta dovete avere pazienza: il "quanto basta" è quando avrete un impasto molliccio, che vi farà impazzire...non cedete alla tentazione di aggiungere farina!




ALL'ORA DI PRANZO, dopo aver bevuto il caffè
Impastate il tutto con 500 grammi di farina di segale bio (se avete il mulino, fatelo lavorare!) e 500 grammi di acqua. Aggiungete i semini, la trigonella e il sale. Impazzite di nuovo ad impastare, sporcate lo sporcabile: fare il pane non è una roba per signorine!
E di nuovo, coprite l'impasto con un canovaccio e andate a fare una passeggiata.

ALL'ORA DI CENA, magari un po' prima così ve li mangiate
Accendete il forno e portatelo a 180° ventilato, nel frattempo, con le mani bagnate (mi raccomando!!!), formate delle pallette (una decina) e accoppiatele a due a due sulla teglia del forno. Spruzzatele con un po' d'acqua e infornate. 
Diciamo che sono pronte dopo una mezz'ora: ma i forni sono tutti diversi, verificate!

Sono le migliori che mi siano mai venute, e per questo ringrazio di nuovo Elisa Nicoli dello staff del sito autoproduco.it.



giovedì 19 giugno 2014

Post Trigonella/ I "Chicchini" (ovvero muesli) del Mas del Saro are back!

Circa un anno fa, in uno dei miei raptus alimentar-moralizzatori, avevo bandito dalla nostra dispensa i mitici "Chicchini". Al Maso chiamiamo così muesli, corn flakes e qualunque cosa si metta nel latte o nello yogurt. Questo nome è rimasto nel gergo familiare da quando il piccolo Bauer era davvero piccolo e li chiamava così.
La fatwa si era abbattuta su di loro per una serie di ragioni, alcune nobili, altre un po' meno. Vado ad illustrare le ragioni della sentenza:
1-costano un botto!! Non parlo di quelli sotto-sotto-marca (il mangime bio che do alle mie capre è migliore), ma di quelli medio livello. E, tanto per non passare per allezzita (termine strettamente pisano per dire "tirchia"), faccio presente che il piccolo Bauer ne fa fuori un pacco a colazione.
2-sono pieni zeppi di zucchero che serve a dare sapore ad ingredienti scarsi e dunque insipidi.
3-in casa c'è sempre pane fresco, quindi direi che pane e marmellata (anche a vagoni) vanno benissimo.
4-la fatwa segue quella sul latte, e i chicchini nel tè fanno schifo!
Poi però al Maso è arrivata J., con le sue colazioni a base di frutta, yogurt e...chicchini! E i bimbi, che lo yogurt proposto dalla mamma lo schifavano per principio, hanno cominciato a voler fare colazione solo con queste cose. 
E J. mi ha insegnato a fare i chicchini in casa! 
Naturalmente mi sono subito esaltata e ho iniziato una super produzione. Rischio in agguato per chi ha più di un figlio: che ognuno reclami i chicchini customised (cioè: a ognuno ingredienti diversi)!! Un incubo...

Ecco dunque la ricetta, sono facilissimi, veloci e si conservano a lungo.

Ingredienti
Ingredienti:
-fiocchi di qualunque cosa 3 tazze (io preferisco l'avena, in quanto buona fonte di proteine...ed essendo vegetariani...ma ci sono di orzo, di farro e se siete fortunati possessori di un mulino che schiaccia i cereali, beati voi!);
-miele (tipo millefiori o comunque uno dal sapore delicato) mezza tazza. Potete usare anche lo sciroppo di agave o lo sciroppo di acero, se li avete;
- mezza tazza di cocco grattugiato (se vi piace);
-mezza tazza di noci, mandorle, nocciole, semini vari (semi di zucca, di girasole, di lino...che vi fanno bene);
-uvette e frutta disidratata varia.

Come si fa:
tritare grossolanamente al coltello semi, noci, mandorle ecc.
Mescolare tutti gli ingredienti in una grande ciotola. Il mix sarà appiccicoso.
Stendere il mix su una teglia ricoperta di carta da forno, in uno strato sottile, in modo che si asciughi più facilmente.
Metterlo nel forno preriscaldato a 100° per 15/20 min. Dare una mescolata e infornare di nuovo per 15 min. Deve imbiondire.
Dopo la cottura potrete aggiungere frutta disidratata a piacimento (non va cotta altrimenti diventa secca).
Se poi siete in calo di zuccheri grave e certificato, potete aggiungere pezzetti di cioccolata dell'Uovo di Pasqua (tanto lo so che ce l'avete ancora!). 
Fare raffreddare bene (diventa croccante solo quando è freddo) e conservare in barattoli di vetro.
Uno per membro della famiglia, naturalmente!!
la piccola Bauerin e il suo libretto di ricette!


sabato 31 maggio 2014

Esperimenti alimentari...nostro malgrado!

Nuovi arrivati (e vecchie conoscenze) nella dispensa del maso
Il maso è un porto di mare. Così ci piace, così lo vogliamo. Accogliamo persone da tutto il mondo (date un'occhiata, questa associazione mondiale è una delle cose più utili, belle, interessanti che siano state sviluppate negli ultimi 20 anni!!) ed ogni volta è una valanga di emozioni, esperienze, conoscenze, lingue, storie, destini che si riversa su di noi (e, temo, noi ci riversiamo su di loro). E io qualche volta vengo travolta: come sempre mi entusiasmo. Gli altri a me piacciono! Quasi sempre! D'istinto! E dagli altri mi piace imparare cose nuove, provarle, vedere se vanno bene anche per me. Ogni volta che qualcuno se ne va dal maso, che ci sia stato tanto o poco, ci ritroviamo cambiati: a volte poco, a volte tanto cambiati. Ma non pensate a cambiamenti particolarmente mistici e profondi, siamo gente pratica e di montagna, ci garba il concreto. Soprattutto ci garba mangiare!! Mangiare bene e mangiare sano. La scelta vegetariana viene da lì: e da quando non mangiamo più carne stiamo meglio e mangiamo meglio.

Tre settimane fa ha attraccato al maso la barchetta di J. (ecco il suo fantastico blog): donna incredibile, trasversale, dalle mille doti (i difetti? Boh?!? talmente nascosti che io non li trovo). Soprattutto GRAN CUOCA!! All'inizio eravamo tutti scettici, o meglio: il Bauer era scettico!! Adesso via, viene un'Olandese a cucinare!! ma che scherzi?!?
Lei non ha imposto nulla, pian piano ha preso possesso dei fornelli (complice una sua intolleranza alimentare) e nel maso si sono magicamente sprigionati odori d'oriente, il Giappone, la Thailandia, l'India, il Mediterraneo. Cardamomo, coriandolo, cannella e pepe...Thaina, yogurt, frutta secca, avocado...peperoncino, aglio...farina di canapa, quinoa, miglio, grano saraceno...la sua storia, i suoi viaggi, la sua cultura portate in tavola (quasi) ogni sera. Con semplicità: non è che passa ore e ore in cucina. In mezz'ora allestisce manicaretti leggeri e profumati. E sento una qualche continuità olfattiva con la terra d'Israele...e mi torna la nostalgia (ma questa è un'altra storia, forse, o forse no)...

E io mi sono accorta che sono tre settimane (TRE!!) che non mangiamo pasta!!
Mai stati grandi pastari, però insomma, quando hai fretta che fai? Un bel piatto di pasta e rizzati (si dice a Pisa)! 
E invece...invece adesso quando ho fretta affetto le zucchine con lo sbuccia patate, le salto in olio e aglio, ci spruzzo il limone; mescolo un po' di thaina con acqua e limone, ci poccio le carote, friggo le melanzane e me le mangio sul pane con pomodorini e cetrioli; cuocio il riso con le lenticchie e il coriandolo e ci metto sopra le cipolle soffritte in olio. E metto semini oleosi e frutta secca in ogni dove.

E fine dell'abbiocco post-prandiale!! Che fosse la pasta?!?

PS Messaggio per la Nonnadicittà: adesso manco la pasta ti facciamo più! Erba e semini!!

sabato 15 marzo 2014

Mangiare meno, mangiare meglio (e possibilmente...tutti)!

Questa settimana ho iniziato a fare il formaggio seriamente.
Le prime tre formaggelle della stagione 2014!
"Seriamente" significa che il ritmo di produzione è di una caciottina da 1/2 kg ogni due/tre giorni, quindi, diciamolo, è un "seriamente" relativo se confrontato con i ritmi di chi il formaggio lo fa per venderlo al mercato e pagarci il mutuo della stalla. Meglio ribadire sempre questo concetto, a volte quelli come me (chi produce cibo per se e/o per alcuni altri), hanno la tendenza, ultimamente, a prendersi moooolto sul serio...un po' troppo a volte! Vabbè l'autoproduzione, vabbè l'agri-power, però insomma, mica siamo tutti Pepe Mujica...
Beh, oggi anch'io voglio prendermi un po' sul serio, perché l'altro giorno, mentre ero inchiodata in cucina dai ritmi della lavorazione del latte per fare il formaggio, e dopo, guardando il prodotto di cotanta giornata di lavoro, e ancora, pensando a dove incastrare queste ore di lavoro nell'economia di giornate piene da scoppiare, di nuovo è tornata a frullarmi in testa la riflessione che già, a schiena china nel campo, mi aveva colpita tempo fa: "ma come fa la roba da mangiare a costare così poco?!?".
Latte...
Riassumo in breve come, a grandissime linee, faccio il formaggio: 
-latte nel pentolone, lo scaldo una prima volta e aggiungo lo yogurt
-scaldo una seconda volta e aggiungo il caglio
-taglio la cagliata
-levo il siero
-metto in forma
-giro il formaggio ogni ora fino a sera (quindi, deduzione logica, non vado a fare shopping!!)
-salo e metto a stagionare (girando le forme tutti i giorni)
E questo è solo il processo a latte pronto: aggiungiamo che le capre vanno curate, nutrite, abbeverate, munte e che per farlo si deve fare il fieno, portarle eventualmente al pascolo, accudirle anche quando per 6 mesi sono asciutte (cioè senza latte)...e vogliamo parlare degli imprevisti?? Lasciamo perdere, va', che vi stendo sulla tastiera!
La cagliata
Detto tutto questo...penso di avere capito una cosa importante che è successa con la produzione industriale del cibo: la maggior parte dei consumatori non sa come si produce il cibo che compra o ne ha solo un'idea vaga, vede solo il prodotto al supermercato (ci credereste che un ospite di un agritur di mia conoscenza ha chiesto se tenevano i maiali per fare il latte?!?) e il cartellino del prezzo. Ma spesso, spessissimo, quel prezzo è BASSO! Anche al netto dell'economia di scala che ovviamente una grande azienda può realizzare rispetto ad una piccolissima realtà.

E allora i casi sono tre, non si scappa:
  1. il risparmio è stato fatto su ingredienti e processi (leggi: ingredienti di infima, infima, infima qualità associati a processi semplificati)
  2. il risparmio è stato realizzato sottopagando la manodopera e/o non corrispondendo il giusto e dignitoso prezzo all'agricoltore
  3. punto 1+ punto 2 messi insieme
La terza che ho detto!!
Mai più senza!

L'antidoto è a portata di mano, però, tranquilli! Mica dobbiamo tutti trasformarci in coltivatori diretti! Basta solo informarsi un pochino (I LOVE WEB) su come si producono le cose da mangiare (il blog di Dario Bressanini, con cui non sono quasi mai d'accordo, ma che fornisce ottimi spunti di riflessione se non si è ideologici a palla, il solito Pasto Nudo, più leggero ma sempre interessante e per chi ha un po' più di tempo questo splendido documentario), informarsi un pochino sugli effetti di un'alimentazione squilibrata (leggi: magnamo tutti troppo!) e riconsiderare quello che siamo disposti a spendere e il tempo che siamo disposti a "perdere" per il nostro cibo.
Ecco, non è difficile, e aggiungo una cosa importante, importantissima (ma in questo post non vi spiegherò perché, andiamo sulla fiducia): se mangiassimo tutti meglio e meno, mangeremmo TUTTI (intendo: non solo noi panzoni occidentali)!!

P.S. Nota per i miei affezionati clienti del mercato: il presente post NON è la base ideologica per lo sconsiderato aumento dei miei prezzi al prossimo mercato!! ;-)






venerdì 28 febbraio 2014

La Nonna di Città e la zuppa di cavolo nero che ancora avete nell'orto

Io discendo da vera stirpe cittadina, orgogliosamente cittadina! La mia famiglia ha sempre abitato in città, possibilmente in quartieri da cui si raggiungesse in bici un qualsiasi luogo fondamentale per la sopravvivenza (supermercato, scuola, palestra). Gli unici esseri viventi che mia madre tollerasse in casa (oltre a noi...), erano le piante (rigogliose, va detto a onor del vero) sul terrazzo. Stop. Una volta mio fratello impose un paio di tartarughe, dimenticandosene dopo 20 minuti (comprensibile, vista la carica emotiva che suscitano due tartarughine in una boccia di plastica). Mia madre, per mesi, le ha accudite imprecando, fino a che, pietosamente, sono passate a miglior vita. Questa è stata l'unica esperienza "animale" della mia infanzia. Direi che posso risparmiare i soldi dell'analista: secondo voi perché sono finita qui circondata dall'arca di Noè? Per la legge traslativa, dunque, i miei figli alla prima occasione di autonomia, pianteranno una tenda nel parcheggio del centro commerciale, si ingozzeranno di hamburger e patatine e si daranno alla caccia grossa in Kenya?!? Mah, vedremo...
Il rapporto dunque della Nonna di Città con il maso è sempre stato un po' conflittuale (per usare un eufemismo): la prima volta che la portammo a vedere il nostro acquisto la reazione fu...un pianto disperato! Non scherzo. Si mise a piangere. Pensando ai suoi futuri nipoti dispersi nei boschi con un bruto alle calcagna (si sa che i boschi in montagna sono zeppi di bruti), alle slavine che si sarebbero abbattute su di noi (di sicuro quando lei ci sarebbe venuta a trovare), frane, smottamenti, catastrofi geopolitiche!!E poi...il supermercato, l'ospedale, la stazione, le palestre, altri esseri umani! Lontani, irraggiungibili, se ti serve lo zucchero...va detto che il maso, al tempo, aveva un che di inquietante: circondato dal bosco incombente, l'atmosfera era decisamente dark!
Il maso selvaggio
Negli anni, per amore dei nipoti, la Nonna di Città si è adattata un po'. Ogni volta che viene, l'impatto iniziale è traumatico, anche perché, in effetti, facciamo in modo che non si abitui troppo: c'è sempre qualche novità ad attenderla. E non apro nemmeno il capitolo "regime alimentare"...la Nonna di Città è nata nel dopo-guerra, è cresciuta negli anni '50 e '60...secondo voi cosa pensa del fatto che non mangiamo carne (le proteine, le proteine!), che non beviamo latte al mattino (il calcio, il calcio!), del farsi il pane (o qualsiasi altra cosa) in casa, del mungere, del coltivare le verdure (la roba da mangiare sta nel frigo, non nel bosco!)?!? Per non parlare dei pannolini lavabili (ma come??adesso si devono lavare i ciripà come negli anni '30?), del fatto che non abbiamo la televisione (ma in questa casa un tg mai?!?)...insomma, pare che lo facciamo apposta!
In tutto questo, la figura del Bauer è quella che la inquieta di più. Ricordatevi che la Nonna di Città è toscana, e dunque chiacchiera, parecchio e volentieri. Il Bauer toscano non è: pura razza muto-trentina. Questo turba oltremodo la Nonna di Città, che ancora, dopo 14 anni, non riesce a interpretare sguardi, silenzi e ringhi.
Però sono convinta che sotto sotto si diverta. E' un po' come una vacanza "trasgressiva", un'esperienza tra i selvaggi delle Isole Vergini, il fascino del primitivo! Tanto poi si scende a valle, si prende un treno e si torna in città. E poi, secondo me, è ammirata (e stupita) dal fatto che siamo ancora tutti vivi e non palesemente denutriti (anche se...il calcio, le proteine!!).
Ma la Nonna di Città, ribadisco, è toscana. E da brava toscana (trentini di tutto il mondo, non me ne vogliate) è un'ottima cuoca (sì, anche se fa la spesa al supermercato...).
E quindi, per tutti voi che avete ancora un po' di cavolo nero toscano nell'orto, ecco la ricetta della Zuppa di fagioli e cavolo nero della Nonna di Città.
Cavolo nero biodinamico

Ingredienti:
-pane raffermo 400 gr
-fagioli cannellini secchi 300 gr
-olio evo 150 gr
-acqua 2 lt
-3 cucchiai di polpa di pomodoro
-cavolo nero un mazzo
-2 carote
-2 teste d'aglio
-1 cipolla
-2 costole sedano
-prezzemolo
-1 patata
-timo o pepolino (qualità di Timo, tranquilli)
-zenzero
Procediamo:
mettere a bagno i fagioli per 12 ore e poi lessarli. Fare un battuto di cipolla, 2 teste d'aglio, 2 costole di sedano, prezzemolo. Soffriggerlo con olio evo, aggiungere il cavolo nero tagliato a strisce, la patata, le carote. Salare e pepare e aggiungere 3 cucchiai di polpa di pomodoro e tirare a cottura con il brodo dei fagioli pian piano. A fine cottura mettere un po' di fagioli interi nelle verdure e passare gli altri e aggiungere anche questo passato di fagioli. Far bollire per gli ultimi 10 minuti, aggiungendo una spruzzata di zenzero grattugiato. Tenete presente che la zuppa dovrà essere piuttosto liquida per imbibire bene il pane. Versare il tutto in una zuppiera dove avete sistemato il pane. Servire (la tradizione vorrebbe semi-fredda) con una bella innaffiata di olio evo toscano!

sabato 8 febbraio 2014

Come un vasetto di kefir si trasforma nella Capramarta in salotto (e io non divorzio)

Il kefir di Amaltea
Chi segue il maso su facebook  si ricorderà che ero in cerca di un po' di granuletti di Kefir, dopo averne letto su il pasto nudo, la mia Bibbia on line. E dopo aver fatto un veloce calcolo della quantità di yogurt che ci spariamo in casa in 5, da quando ho ufficialmente abolito il latte al mattino (solo il sabato e domenica, con la nonna che grida al misfatto e minaccia denunce per denutrizione di minori). Ho messo qualche post qua e là, e un sacco di persone gentili mi hanno contattata da tutta Italia. Ma alla fine il Kefir l'ho trovato da Marta, una delle mie Donne in Campo (ve ne parlerò). Marta ha un piccolo allevamento di capre camosciate in quel di Dro, che si chiama Amaltea. Le sue bellissime capre le donano il latte che lei usa per fare formaggi, che vende nei mercati contadini della zona. Insomma, ieri mattina vado da Marta, intenzionata a farmi dare un po' di Kefir, armata di un vasetto di pasta madre (vedi mai che non ce l'ha), una bottiglia di sciroppo e un vasetto di marmellata di limoni hausgemacht. Dunque per l'occasione, visto che da qui mi muovo poco, e che il mio look da casa non si ispira, diciamo, a "Sex and the city", decido che mi voglio mettere il cappottino nòvo che mi ha regalato il Bauer (chiaro messaggio sulla ormai prossima deriva matrimoniale, se continuo a vestirmi così). E anche uno stivale, va', già che ci sono. Insomma, mi "tiro" un pochino...e vado da Marta. La quale, come si sa, in questo periodo è presa con i parti delle sue bimbe, quindi mi offre il caffè, ma dopo 5 minuti mi trascina nel recinto perché deve controllare chi partorisce, quando partorisce, perché partorisce...e insomma, io son fatta così, l'entusiasmo per lo stivale mi dura il giusto, ma un parto di capre!! E poi anche le mie sono (si spera) incinte, e quindi faccio pratica, e quindi entro nel recinto, mi sfilo il cappottino (a quello ci tengo, eh?!?), mi tiro su le maniche del maglioncino e via...in realtà la capretta si arrangia, io mi limito a guardare e ad aiutare Marta a portarne un paio nei box. Ma ormai son partita, non mi reggo, la bambola è in moto, il kefir per il momento dimenticato e la febbre caprina si scatena. Perché la febbre caprina è bastarda: io lo so che ne ho già 4 e sono pure troppe, che l'anno scorso è stato un disastro, che se mi vanno nel campo mi fanno il pari, che mungere, pulire, nutrire, pascolare, separare, fare il formaggio sono inutili perdite di tempo nella stagione degli ortaggi (tanto più che ne posso comprare di buonissimo qui intorno)...ma la febbre non perdona, le capre di Marta sono splendide, e lei deve dare via alcune piccole (che fra parentesi vanno allattate...ehm!). E quindi io che faccio? eh?!? Che faccio?
Ma come si fa?
Faccio che me ne carico una in macchina (insieme al Kefir), decido che si chiama Capramarta (detta Marta), e torno a casa.
Sorvolo con stile sulla reazione del Bauer (ma si sa, gli uomini a volte hanno reazioni esagerate per le cose più banali, tipo, chessò, la moglie che torna a casa con un capretto da svezzare!! E poi siamo noi le nevrotiche!).
Tutto questa vicenda mi rafforza in una convinzione che si sta facendo strada da un po' di tempo in me, in noi, confortata anche da numerose conferme di altri. Una volta imboccata all'indietro la strada della produzione del cibo dall'origine, si scatena il sapiens sapiens che abbiamo dentro, non possiamo più smettere, diventa dipendenza, fissa, paranoia, chiamatela come vi pare. Che sia il pane naturale, lo yogurt, il formaggio, gli utensili di legno, un orto...farci le cose da soli risponde ad un'esigenza atavica insopprimibile, che secondo me non sta nel settore "cultura", ma ficcata dritta dritta in quello "biologia". E la dimostrazione è:
Capramarta in salotto che mi mangia le orchidee!!