sabato 22 marzo 2014

I cumuli sinergici e le Weltanschauungen...

Sono giorni di grandi manovre nel campetto del Maso.
Cumulo in lavorazione
Le temperature sono da primavera inoltrata e la febbre agricola sale all'improvviso: mi sveglio alle 5.30 in preda all'entusiasmo di fare, fare, fare... alle 6.40 ho già visionato decine di tomi, siti, blog, forum che parlano di tutto lo scibile agricolo e non vedo l'ora di lanciare i pargoli sul pulmino per poter cominciare a mettere in pratica tutto. E' uno dei momenti più belli dell'anno, quando stai per cominciare, devi impostare il lavoro della stagione e senti una potenza creativa che spinge da dentro (oddio, qualcuno potrebbe anche definirlo "delirio"...). Le scelte sono in parte ancora aperte e da queste dipende molto del resto della stagione. Insomma, un gran bel momento.
Ma...c'è un "ma"!
Sì perché non è che io qui ci lavori sola soletta (ci mancherebbe)...siamo in due! E il "due" si fa anche un discreto mazzetto, quindi pretende (giustamente...mah?!?) di avere voce in capitolo, di dir la sua. E a me tocca di far la democratica e prendere in debita considerazione quello che dice (anche perché, lo ammetto, qualche volta ci acchiappa).
Però un problemino c'è: io e il Bauer (è lui il famoso "due"...) abbiamo due Weltanschauungen, due visioni dl mondo intendo (perdonate, ma che ho studiato a fa' se non sfoggio ogni tanto??), non proprio identiche.
E quale occasione migliore per farle entrare in conflitto se non in apertura di stagione, quando mettiamo mano ai cumuli??
La pratica dei cumuli deriva dalla permacultura , noi li abbiamo fatti 2 anni fa e siamo entusiasti dei risultati!!
Come si fanno: la prima volta si smuove bene il terreno, soprattutto se, come nel nostro caso, è molto compatto, poi si creano dei cumuli di terra di circa 1,20 mt di larghezza e alti una quarantina di cm (poi si abbasseranno), sotto i quali si sarà steso un reticolo di rametti e sassi (per il drenaggio) e sopra noi abbiamo messo la famosa grassa degli animali. Sopra ogni cumulo si pianteranno ortaggi, fiori e officinali in modo da creare le giuste consociazioni. I cumuli non vanno calpestati e si pacciamano sia a "verde" (piante ad hoc) sia con materiale organico di scarto. L'importante è che la terra non sia mai nuda.
I vantaggi sono infiniti!! Prima di tutto possiamo vendere motocoltivatore e zappa: non li lavoreremo più, perché resteranno morbidi e areati grazie all'azione delle radici delle piante e della pacciamatura. Le rotazioni saranno meno importanti perché su ciascun cumulo avremo piantato ortaggi che "danno" e ortaggi che "tolgono" al terreno, mantenendolo equilibrato. Inoltre l'estrema consociazione rende meno appetibile agli insetti indesiderati il nostro orto. E, importantissimo, otteniamo un humus molto vitale, pieno di biodiversità, non continuamente stressato da lavorazioni in profondità che ne alterano l'equilibrio.
In primavera però i cumuli noi li prepariamo un po', per accogliere degnamente le piantine. Quindi leviamo la pacciamatura residua dell'anno prima, eliminiamo le erbe infestanti a mano, passiamo delicatamente con il mio Sauzahn ("dente di scrofa"), sbricioliamo un po' di compost (a mano!!) sul cumulo e poi ripacciamiamo.
Detta così, suona fluido, easy! Ma ci sono molto modi di eseguire qualsiasi lavoro...
Il Bauer, da bravo trentino lavoratore indefesso "senonm'ammazzodifaticanonholavorato", ripulisce il cumulo da ogni filo d'erba visibile a occhio nudo e non, usa il Sauzhan come se stesse guidando un trattore Big Bud 747, riduce il letame in polvere fine con le mani prima di spargerlo sul cumulo e infine ricopre alla perfezione che non si veda un granello di terra.
Il fantastico cumulo del Bauer
La sottoscritta, da brava pisana multitasking (leggi: "nonpossopassareseioresuuncumulo" perché c'ho da metter su la cena a un certo punto!), tira su il più grosso (il trifoglio lo lascio, mannaggia, perché è un ottimo pacciamante verde!), dà una passata delicata su e giù con l'attrezzo, spande il letame con il rastrello (in maniera non proprio geometrica), ricopre più o meno (tanto fra un po' si strapianta e poi non fa bene al terreno essere soffocato dal pacciame) e passa ad altro cumulo.
Dopo un'oretta di battutine, sguardi in cagnesco, critiche sottili al lavoro dell'altro, di solito io sbotto e dico "Ti movi con 'sto cumulo?!?", e allora il Bauer "Ma se dove sei passata tu è uguale a prima!" e via così...
La verità è che io penso che lui non si sia sufficientemente permaculturizzato e che in fondo resti, senza speranza, il classico occidentale lavoro-lavoro-fatica-fatica.
E lui pensa che nella permacultura e in Fukuoka io abbia trovato le basi teoriche per la mia innata cialtronaggine (io insisto a chiamarla multifunzionalità, ma insomma...)!
Si rischia la crisi coniugale, ma...a fine giornata ci coalizziamo contro un nemico comune: il grillotalpa!! Ci accorgiamo infatti che alcuni cumuli sono un po' troppo "popolati" da questi animali, e quindi scatta l'operazione "riequilibrio" (sempre a manina, eh!?!) che vede la pisana cialtrona e il Bauer calvinista uniti nella lotta!!
E al rientro da scuola, anche le creature sono state ingaggiate, alla bieca promessa di "10 cent a grillo"!!

Grillotalpa
PS Non ce l'ho con i grillitalpa, sappiate che averne un po' nell'orto va bene, anzi benissimo perché areano il terreno e mangiano larve di altri insetti, il problema è se ne avete troppi ( e noi ne abbiamo decisamente troppi), perché allora vi mangiano le radici delle piantine appena strapiantate...e questo non va bene!


sabato 15 marzo 2014

Mangiare meno, mangiare meglio (e possibilmente...tutti)!

Questa settimana ho iniziato a fare il formaggio seriamente.
Le prime tre formaggelle della stagione 2014!
"Seriamente" significa che il ritmo di produzione è di una caciottina da 1/2 kg ogni due/tre giorni, quindi, diciamolo, è un "seriamente" relativo se confrontato con i ritmi di chi il formaggio lo fa per venderlo al mercato e pagarci il mutuo della stalla. Meglio ribadire sempre questo concetto, a volte quelli come me (chi produce cibo per se e/o per alcuni altri), hanno la tendenza, ultimamente, a prendersi moooolto sul serio...un po' troppo a volte! Vabbè l'autoproduzione, vabbè l'agri-power, però insomma, mica siamo tutti Pepe Mujica...
Beh, oggi anch'io voglio prendermi un po' sul serio, perché l'altro giorno, mentre ero inchiodata in cucina dai ritmi della lavorazione del latte per fare il formaggio, e dopo, guardando il prodotto di cotanta giornata di lavoro, e ancora, pensando a dove incastrare queste ore di lavoro nell'economia di giornate piene da scoppiare, di nuovo è tornata a frullarmi in testa la riflessione che già, a schiena china nel campo, mi aveva colpita tempo fa: "ma come fa la roba da mangiare a costare così poco?!?".
Latte...
Riassumo in breve come, a grandissime linee, faccio il formaggio: 
-latte nel pentolone, lo scaldo una prima volta e aggiungo lo yogurt
-scaldo una seconda volta e aggiungo il caglio
-taglio la cagliata
-levo il siero
-metto in forma
-giro il formaggio ogni ora fino a sera (quindi, deduzione logica, non vado a fare shopping!!)
-salo e metto a stagionare (girando le forme tutti i giorni)
E questo è solo il processo a latte pronto: aggiungiamo che le capre vanno curate, nutrite, abbeverate, munte e che per farlo si deve fare il fieno, portarle eventualmente al pascolo, accudirle anche quando per 6 mesi sono asciutte (cioè senza latte)...e vogliamo parlare degli imprevisti?? Lasciamo perdere, va', che vi stendo sulla tastiera!
La cagliata
Detto tutto questo...penso di avere capito una cosa importante che è successa con la produzione industriale del cibo: la maggior parte dei consumatori non sa come si produce il cibo che compra o ne ha solo un'idea vaga, vede solo il prodotto al supermercato (ci credereste che un ospite di un agritur di mia conoscenza ha chiesto se tenevano i maiali per fare il latte?!?) e il cartellino del prezzo. Ma spesso, spessissimo, quel prezzo è BASSO! Anche al netto dell'economia di scala che ovviamente una grande azienda può realizzare rispetto ad una piccolissima realtà.

E allora i casi sono tre, non si scappa:
  1. il risparmio è stato fatto su ingredienti e processi (leggi: ingredienti di infima, infima, infima qualità associati a processi semplificati)
  2. il risparmio è stato realizzato sottopagando la manodopera e/o non corrispondendo il giusto e dignitoso prezzo all'agricoltore
  3. punto 1+ punto 2 messi insieme
La terza che ho detto!!
Mai più senza!

L'antidoto è a portata di mano, però, tranquilli! Mica dobbiamo tutti trasformarci in coltivatori diretti! Basta solo informarsi un pochino (I LOVE WEB) su come si producono le cose da mangiare (il blog di Dario Bressanini, con cui non sono quasi mai d'accordo, ma che fornisce ottimi spunti di riflessione se non si è ideologici a palla, il solito Pasto Nudo, più leggero ma sempre interessante e per chi ha un po' più di tempo questo splendido documentario), informarsi un pochino sugli effetti di un'alimentazione squilibrata (leggi: magnamo tutti troppo!) e riconsiderare quello che siamo disposti a spendere e il tempo che siamo disposti a "perdere" per il nostro cibo.
Ecco, non è difficile, e aggiungo una cosa importante, importantissima (ma in questo post non vi spiegherò perché, andiamo sulla fiducia): se mangiassimo tutti meglio e meno, mangeremmo TUTTI (intendo: non solo noi panzoni occidentali)!!

P.S. Nota per i miei affezionati clienti del mercato: il presente post NON è la base ideologica per lo sconsiderato aumento dei miei prezzi al prossimo mercato!! ;-)






domenica 9 marzo 2014

Primavera e ansia da prestazione

Primavera
Come avrete notato dai post sulla pagina facebook del Mas del Saro, sta cominciando la primavera anche quassù! Capretti, fiorellini, passeggiate con le asine, oggi addirittura sono spuntati i piselli piantati l'autunno scorso.
Tutto bello, tutto caldo, tutto sole!
Ma a me, che vi devo dire, in marzo mi piglia l'ansia da prestazione. 
In inverno mi rilasso, la natura è ferma, si gestisce il minimo indispensabile, si progetta la stagione a venire. Sulla carta e nella testa tutto è facile, tutto è bello: siamo i portatori di una nuova era di comprensione e amore fra produttore e consumatore, i miei prodotti saranno fantastici e i clienti felici di pagarmi per averli. Le mie capre daranno litri e litri di latte, e i miei formaggi saranno un ulteriore tassello nella direzione dell'autosufficienza alimentare. Le galline spareranno uova come missili. Il mio pane lieviterà che nemmeno il Panbauletto...eh sì, in inverno (ogni inverno, non imparo mai nulla) tutto assume contorni pastello-waldorfiani. Tanto che metto in cantiere (ma l'ho detto al Bauer? Non ricordo...) di affittare qualche campetto per coltivare i cereali per il nostro pane...
Ma ora è marzo, maremma!! I parti delle capre, la grassa da spostare, il letto caldo per le semine, gli animali da far uscire, il campo da preparare e io c'ho l'ansia da prestazione!
Sogno la notte che i miei ortaggi fanno schifo, ho paura di metterne giù troppi che poi non si sa che farne, no troppo pochi, macchè, son troppi...cresceranno? e al mercato avrò abbastanza prodotto per soddisfare tutti? E abbastanza latte per fare il formaggio? ma l'anno scorso quando ho messo giù i piselli? Era presto? Mi ameranno abbastanza al mercato???
La cosa assurda è che sono la prima a sostenere (e ci credo profondamente) che il bello del mercato contadino è proprio che è un'occasione per produttori e consumatori per confrontarsi sulla vera agricoltura: il posto dove ci si può sentir dire "non ne ho, è finito" oppure "quest'anno i pomodori sono in ritardo". Insomma non è il supermercato. E' anche per questo che esistono, è anche per questo che la gente ci viene ed è anche per questo che tanti agricoltori hanno scommesso sui mercati contadini.
Eppure a me, istintivamente, mi viene un senso di colpa pazzesco se non ho tutto subito e sempre. Ovvio che non ce l'ho: dimensioni, quota e latitudine ostano! E lo so che tutti lo sanno.
Ma io credo che ci vorranno anni di allenamento zen per spogliarmi e disintossicarmi dalla cultura del supermercato. Io per prima sono cresciuta in un'era di fantastica disponibilità di tutto e sempre. Non basta dire "è sbagliato, io voglio altro": bisogna allenarsi, anno dopo anno, stagione dopo stagione, come produttore e come consumatore. Riconquistare la normalità delle stagioni, delle possibilità della terra e delle bestie. Riappropriarsi della fatica come metro di valutazione del valore delle cose. Meno scelta nel consumo.  E soprattutto sentire tutto questo come normale! Io sono normale, non avere i pomodori a giugno in Valle dei Mocheni è normale, le capre che fanno poco più di un litro al giorno è normale, le uova con un po' di cacca sopra è normale!
E anche il percorso verso l'autosufficienza alimentare, l'autoproduzione, sono esperienze di grande soddisfazione, ma anche di comprensione che possiamo fare a meno di molto di quello che riteniamo indispensabile.
Io sono appena all'inizio. Mi impegno. Mi viene il panico da prestazione. Vado avanti. Chissà dove arrivo. Chissà se riuscirò a far tacere il supermercato che è in me... Si parte, buona stagione a voi e a me!!
Crescere il proprio cibo è come stampare il proprio denaro


venerdì 28 febbraio 2014

La Nonna di Città e la zuppa di cavolo nero che ancora avete nell'orto

Io discendo da vera stirpe cittadina, orgogliosamente cittadina! La mia famiglia ha sempre abitato in città, possibilmente in quartieri da cui si raggiungesse in bici un qualsiasi luogo fondamentale per la sopravvivenza (supermercato, scuola, palestra). Gli unici esseri viventi che mia madre tollerasse in casa (oltre a noi...), erano le piante (rigogliose, va detto a onor del vero) sul terrazzo. Stop. Una volta mio fratello impose un paio di tartarughe, dimenticandosene dopo 20 minuti (comprensibile, vista la carica emotiva che suscitano due tartarughine in una boccia di plastica). Mia madre, per mesi, le ha accudite imprecando, fino a che, pietosamente, sono passate a miglior vita. Questa è stata l'unica esperienza "animale" della mia infanzia. Direi che posso risparmiare i soldi dell'analista: secondo voi perché sono finita qui circondata dall'arca di Noè? Per la legge traslativa, dunque, i miei figli alla prima occasione di autonomia, pianteranno una tenda nel parcheggio del centro commerciale, si ingozzeranno di hamburger e patatine e si daranno alla caccia grossa in Kenya?!? Mah, vedremo...
Il rapporto dunque della Nonna di Città con il maso è sempre stato un po' conflittuale (per usare un eufemismo): la prima volta che la portammo a vedere il nostro acquisto la reazione fu...un pianto disperato! Non scherzo. Si mise a piangere. Pensando ai suoi futuri nipoti dispersi nei boschi con un bruto alle calcagna (si sa che i boschi in montagna sono zeppi di bruti), alle slavine che si sarebbero abbattute su di noi (di sicuro quando lei ci sarebbe venuta a trovare), frane, smottamenti, catastrofi geopolitiche!!E poi...il supermercato, l'ospedale, la stazione, le palestre, altri esseri umani! Lontani, irraggiungibili, se ti serve lo zucchero...va detto che il maso, al tempo, aveva un che di inquietante: circondato dal bosco incombente, l'atmosfera era decisamente dark!
Il maso selvaggio
Negli anni, per amore dei nipoti, la Nonna di Città si è adattata un po'. Ogni volta che viene, l'impatto iniziale è traumatico, anche perché, in effetti, facciamo in modo che non si abitui troppo: c'è sempre qualche novità ad attenderla. E non apro nemmeno il capitolo "regime alimentare"...la Nonna di Città è nata nel dopo-guerra, è cresciuta negli anni '50 e '60...secondo voi cosa pensa del fatto che non mangiamo carne (le proteine, le proteine!), che non beviamo latte al mattino (il calcio, il calcio!), del farsi il pane (o qualsiasi altra cosa) in casa, del mungere, del coltivare le verdure (la roba da mangiare sta nel frigo, non nel bosco!)?!? Per non parlare dei pannolini lavabili (ma come??adesso si devono lavare i ciripà come negli anni '30?), del fatto che non abbiamo la televisione (ma in questa casa un tg mai?!?)...insomma, pare che lo facciamo apposta!
In tutto questo, la figura del Bauer è quella che la inquieta di più. Ricordatevi che la Nonna di Città è toscana, e dunque chiacchiera, parecchio e volentieri. Il Bauer toscano non è: pura razza muto-trentina. Questo turba oltremodo la Nonna di Città, che ancora, dopo 14 anni, non riesce a interpretare sguardi, silenzi e ringhi.
Però sono convinta che sotto sotto si diverta. E' un po' come una vacanza "trasgressiva", un'esperienza tra i selvaggi delle Isole Vergini, il fascino del primitivo! Tanto poi si scende a valle, si prende un treno e si torna in città. E poi, secondo me, è ammirata (e stupita) dal fatto che siamo ancora tutti vivi e non palesemente denutriti (anche se...il calcio, le proteine!!).
Ma la Nonna di Città, ribadisco, è toscana. E da brava toscana (trentini di tutto il mondo, non me ne vogliate) è un'ottima cuoca (sì, anche se fa la spesa al supermercato...).
E quindi, per tutti voi che avete ancora un po' di cavolo nero toscano nell'orto, ecco la ricetta della Zuppa di fagioli e cavolo nero della Nonna di Città.
Cavolo nero biodinamico

Ingredienti:
-pane raffermo 400 gr
-fagioli cannellini secchi 300 gr
-olio evo 150 gr
-acqua 2 lt
-3 cucchiai di polpa di pomodoro
-cavolo nero un mazzo
-2 carote
-2 teste d'aglio
-1 cipolla
-2 costole sedano
-prezzemolo
-1 patata
-timo o pepolino (qualità di Timo, tranquilli)
-zenzero
Procediamo:
mettere a bagno i fagioli per 12 ore e poi lessarli. Fare un battuto di cipolla, 2 teste d'aglio, 2 costole di sedano, prezzemolo. Soffriggerlo con olio evo, aggiungere il cavolo nero tagliato a strisce, la patata, le carote. Salare e pepare e aggiungere 3 cucchiai di polpa di pomodoro e tirare a cottura con il brodo dei fagioli pian piano. A fine cottura mettere un po' di fagioli interi nelle verdure e passare gli altri e aggiungere anche questo passato di fagioli. Far bollire per gli ultimi 10 minuti, aggiungendo una spruzzata di zenzero grattugiato. Tenete presente che la zuppa dovrà essere piuttosto liquida per imbibire bene il pane. Versare il tutto in una zuppiera dove avete sistemato il pane. Servire (la tradizione vorrebbe semi-fredda) con una bella innaffiata di olio evo toscano!

sabato 22 febbraio 2014

Tranquilli, ci penso io...tanto sono a casa!

Il primo latte 2014
 Al Maso usciamo da una settimana di fuoco, che, ormai l'ho capito, segna l'inizio dell'anno produttivo (??). Si esce dal fancazzismo relativo invernale (insomma, quel periodo dove la vita agricola tutto sommato sembra una strada in discesa e quindi, per esempio, si comincia imprudentemente a scrivere un blog) e comincia lo slalom stalla-mungi-latte-fieno-formaggio-dinuovostalla-dinuovomungi- ecc.  Le capre hanno cominciato a partorire, e per me, eterna neofita (perché ci metto una vita a imparare, perché mi lancio sempre in cose nuove, perché sono superficiale), è sempre un misto di esaltazione, delusione, senso di onnipotenza, senso di inadeguatezza...da neurodeliri, più o meno.
Ma non è dei parti che volevo parlare, anche se meriterebbero un post alla fine del quale chiunque di voi abbia mai pensato di prendere una capra, si darebbe sicuramente al golf.
Ma il mio è un lavoro o no???  Ecco il perché del titolo: quella frase maledetta mi esce dalla bocca sempre, in automatico, riflesso condizionato da vago senso di colpa, in troppe occasioni (scuola, associazioni, amici, famiglia). Non mi trattengo, se c'è un'incombenza qualunque da svolgere in un gruppo, io mi sento automaticamente tutti gli occhi addosso e un fumetto al neon si accende sulle teste dei presenti "certo che potresti farlo tu, visto che SEI A CASA!!". Lo so che è un parto della mia fantasia malata, del mio femminile senso di colpa universale, è ovvio che nessuno pensa che io passi le giornate saltellando bucolica fra un dolce capretto e un cavoletto di Bruxelles con una coroncina di fiori in testa (vero che nessuno lo pensa?!?), però la mia sensazione è sempre quella che il mio, insomma, non sia un vero lavoro.
Prima di tutto, non produce praticamente alcun reddito monetario aggiuntivo: il Bauer, per fortuna, ha un lavoro vero (e ci risiamo, altra frase ricorrente), per il quale gli danno soldi veri che pagano il mutuo vero e varie altre vere verità! L'attività del Maso allo stato attuale è una partita di giro (per bene che vada): con quello che vendiamo ci ripaghiamo quello che spendiamo.
Secondo, e ancor più importante elemento, è un lavoro che per la maggior parte del tempo si svolge a casa!! E qui chiedo il conforto di tutti quelli che lavorano da casa!
Insomma, di sicuro non è che chi lavora a casa faccia di più di chi lavora fuori in termini assoluti, il problema è la non soluzione di continuità fra tutti i settori, ovvero: sveglia quota parte figli-colazione-prepara latte Capramarta-metti quota parte sul pulmino-sveglia altra quota parte figli-mettila sul pulmino-stalla-abbozzo di pulizie in casa-pranzo Bauer (torna a pranzo, sì!)- allatta capra-stalla-metti via il pranzo- merenda figlioli-stalla-taxi driver ginnastiche varie- stalla-cena-nanna-stalla!! E questa sequenza non tiene conto delle attività nel campo, al pascolo, nel bosco, con i turisti, attività che cominciano più avanti, verso maggio...
Il tutto condito da numerose e varie telefonate (che non ricevevo quando lavoravo in ufficio, nessuno ti telefona per due chiacchiere quando sei in ufficio), a volte la spesa nel mezzo, incombenze burocratiche (le svolgo io, tanto sono a casa)...
Lo so, suona lamentoso, ma non lo è. E' solo che questo fatto che non ci sia una netta distinzione fra momenti di lavoro e momenti casa fa sì che io dica la frase "non posso, sto lavorando" esattamente come Fonzie (do you remember?) diceva "ho sbagliato" (se non ve lo ricordate, guardate qui). Fa sì che quando ho fatto la carta di identità, alla domanda "professione?", io abbia dichiarato, dopo un lungo momento di imbarazzo, "casalinga". Mica c'è nulla di male, chiariamo. Ma io non faccio la casalinga. Io facevo la casalinga, nel lungo interregno fra il lavoro nell'ente pubblico e l'azienda agricola, ma ora no.
E quindi: il lavoro cos'è? E' ciò che ti dà reddito? E' ciò che ti occupa la giornata a cadenze regolari, sempre? E' l'impegno che prendi verso la società? Non lo so cos'è, ma so che non sono una ricca signora viziata con il ruzzino della campagna e so che devo imparare a dire che il mio lavoro è fare la contadina, a dirlo a me stessa con orgoglio e senza paura di suonare stonata, esagerata, esaltata.
Zappo, dunque sono!!


E dunque orgogliosamente vi presento le prime cagliate dell'anno!!




venerdì 14 febbraio 2014

Io e l'uovo, voi e l'uovo e un bel po' di galline infelici!

Enrique Cagafuego il gallo supervisiona l'harem...
Faccio subito una doverosa premessa: io le galline non le amo per nulla. Sono totalmente anarchiche, volano (volano? ma come? io avevo visto "Galline in fuga" e lì il problema era imparare a volare...com'è che le mie volano???) sempre fuori dal recinto, adorano stare ore e ore sulla mia terrazza a cacare ovunque, vanno a fare le uova in posti assurdi organizzando per noi (lo fanno apposta) cacce al tesoro infinite (la prima volta è divertente, la decima cominci a pensare che in fondo, un buon brodo di gallina...) e soprattutto...vanno a razzolare sui miei cumuli sinergici adorati e sudatissimi!
Detto tutto questo, se mi chiedete quale animale da fattoria dovrebbe ASSOLUTAMENTE ritornare ad abitare con noi, senza dubbio io vi direi: la gallina!
Sono state il primo animale (al netto di cani e gatti) che abbiamo preso al maso (ancor prima che diventassimo i potenti latifondisti che siamo adesso...) e mai mai potrei fare a meno di loro.
Perché le galline fanno le uova! E le uova sono buone, servono per fare i dolci, la pasta, le creme, l'uovo sodo!
Frescheggiare sul patio
E soprattutto, gli allevamenti industriali per la produzione di uova sono quanto di più cruento, malsano, infame ci sia nel campo della produzione di cibo! Non che gli allevamenti industriali in genere siano esempi di fulgida umanità, ma sulle galline abbiamo esercitato forme di tortura direi "raffinate"!
 Per stomaci forti, consiglio la visione di questo filmato. E' stato girato un paio di anni fa da un gruppo animalista. E' molto ben fatto e documentato, non è ideologico, si limita a farci vedere come vengono allevate le galline a livello industriale. E non si tratta, in questo caso, di decidere di comprare biologico: comunque, anche se viene loro dato un po' più di spazio, il mangime è bio e dovrebbero (sottolineo il condizionale) stare all'aperto almeno un terzo della loro vita, è proprio l'industrializzazione della gallina che non va bene. Chiunque abbia osservato come si comporta in natura si rende conto della tortura indicibile che infliggiamo loro, per avere nei supermercati quantità inutili di uova a costi ridicoli.
E, opinione personale, trovo veramente inutili e pretestuosi i dibattiti sul valore alimentare più o meno alto delle uova bio, o del contadino, o allevate a terra rispetto a quelle super-industriali! Chissenefrega! Dovrebbe bastarci la visione di un allevamento intensivo di galline per decidere cosa comprare o dove.
E quindi, alla fine del lungo pippozzo polemico (quando parto, non mi tengo, si sa), eccovi le perle di saggezza di oggi:
-Perla n.1: se avete un giardino, mica serve un parco naturale, prendetevi un paio di galline (una sola no, che le vien la tristezza). Su internet trovate piccoli pollai domestici molto carini, da cui, mi raccomando, dovete però farle uscire ogni tanto (altrimenti siamo daccapo). Per alimentarle, a livello domestico, io consiglio un po' di mangime biologico, ma soprattutto sono un ottimo composter: i vostri avanzi le faranno felici! E la loro cacchetta sarà un ottimo compost per il vostro orto...ma che volete di più?
-Perla n.2: se proprio non ve la sentite, non avete lo spazio, sentite la Mrs Tweedy che è in voi un po' troppo invadente, allora non c'è dubbio: comprate le uova al mercato contadino più vicino! C'è sempre qualcuno che ha le uova e sono piuttosto sicura che siano uova di galline anarchiche.
-Perla n.3: e qui faccio pubblicità progresso (insomma il blog è mio e faccio pubblicità alle persone che decido io, che conosco, di cui mi fido)...le uova del Maso al Sole di Civezzano sono buone, biologiche (tendenti al biodinamico) ed è una donna che se ne occupa (Stefania)...anche qui, ma che volete di più?

(Piccola nota matematica in chiusura: non vi lamentate del prezzo un po' più alto. Siamo ragionevoli: anche se spendete 1 euro in più per una confezione di uova, sono, considerando un consumo esagerato, 4 euro in più al mese...non vorrei essere banale, ma riflettiamo a quanto siamo disposti a spendere per cose un po' meno importanti del cibo!)


martedì 11 febbraio 2014

La legge di Murphy in agricoltura: se sembra facile, tremate!

Testo sacro, consigliato!
Io sono quella dei libri, dei corsi, de "la teoria prima di tutto" e infine della pratica che non è MAI come me l'avevano raccontata al corso o come l'avevo letta sul libro. Ma MAI MAI MAI!!
Cioè, in realtà spesso la teoria è giusta, ma racconta un percorso fatto di numerosi passaggi, e sono quelli che non vengono come tu vorresti e come ti hanno insegnato i maestri! Nel mio caso, questa meravigliosa legge di Murphy si è rivelata in tutto il suo splendore nella nostra prima gestione della grassa, cioè quel fantastico fertilizzante e ammendante naturale che è la cacca delle mucche (o delle capre o degli equini) mescolato alla lettiera delle bestie (paglia, fondamentalmente).
Mentre lavoravamo per piantare le nostre prime verdure, disboscando, arando (la prima volta si deve arare per forza...poi non l'ho più fatto e vi spiegherò perché), io frequentavo un interessantissimo corso sull'agricoltura biologica e più lo frequentavo e più sentivo che mi stavo impadronendo dei segreti misterici che avrebbero fatto del mio campicello il giardino dell'Eden in Valle dei Mocheni. Tornavo a casa esaltata e impaziente, massacrando il Bauer con comizi monotematici sulle virtù del compostaggio e delle sinergie: a sentirmi parevo davvero un pozzo di scienza agricola, i segreti del bio nelle mie mani (ehm, testa?!?).
E finalmente il campo è pronto, è primavera, e si tratta di "nutrirlo". La grassa dei miei asini però non basta, è troppo fresca, di questo sono sicura, quindi mi procuro due trattori di letame da una piccola stalla vicina (quella dove compro il formaggio, e so come alimentano le mucche). Arrivano i trattori e io sono impazientissima di cominciare. E da qui il famoso primo principio dell' agricoltura: essere impazienti vi porterà SEMPRE a fare incredibili, enormi cretinate!
Insomma, mi faccio prendere (ma anche il Bauer, stavolta, eh?! Anche se a sua discolpa posso dire che non frequentava il corso), DEVO nutrire il mio campo, subito, adesso, immediatamente. Mi accorgo (lo ammetto) che il letame non è molto maturo (diciamo... fresco?) e una lucina di allarme si accende, ma io la ignoro, che vuoi che sia, dai! Il letame viene scaricato nel mezzo del campo e via di carriole. Per inciso: il campo nostro è in salita (come tutto qui, del resto... la discesa non c'è mai) e quindi immaginate la fatica immane di spandere due trattori di grassa a carriole su e giù per 1200 mt di campicello. Un massacro.Ma ahimè, mentre si compie questo massacro, il mio livello di adrenalina scende (adrenalina e fatica bestiale sono inversamente proporzionali) e mi assalgono i dubbi. E' troppo fresca? Sì, è troppo fresca, brucerà tutto...ma no, dai, va bene, mica ne metto tanta...però...e se mi brucia le piantine? Al corso l' avevano detto... insomma, mi attacco al telefono (come farei senza i miei amici consiglieri agricoltori dotati di cellulare?!? Sempre siate lodati) e mi viene detto, al di là di ogni dubbio, che DEVO LEVARE QUEL LETAME DAL CAMPO, pena la totale distruzione delle mie prime piantagioni! Panico: adesso devo dirlo al Bauer. Il Bauer che si è ciucciato i miei saccenti pippozzi su come si fa, perchè e percome!! Il Bauer sudato come un cavallo, contento perchè dopo ore di lavoro abbiamo quasi finito e può bersi la birretta...Vado in fondo al campo, il più lontana possibile, consapevole del fatto che ha una pala in mano, e gli strillo la dura e amara verità: ho sbagliato, dobbiamo levare tutto e ri-ammucchiarlo da una parte! Sono talmente abbattuta che anche lui viene mosso a pietà, ci facciamo coraggio a vicenda e ricominciamo a scarriolare (intanto i bambini sono in stato di semi-abbandono da ore...vabbè, crescono autonomi). Ad un certo punto il Bauer, esausto e stufo, esclama "cheppalle" e sbatte il badile su un cumulo di grassa, la quale (essendo fresca) schizza in alto, prendendolo in piena faccia! A quel punto sono scappata!
In conclusione:
-primo principio agricolo- abbiate pazienza, se non si può, non si può. La natura non si forza, mai!
-secondo principio agricolo- procuratevi letame di buona qualità (qualità= cosa mangiano le bestie) e MATURO. E' più facile trovarlo fresco, quindi se è di vacca, prendetelo in primavera per la primavera successiva e copritelo con paglia (puzza un pochino solo i primi giorni, poi non emana alcun odore, tranquilli). Meglio sarebbe, per chi può, avere a disposizione il letame dei propri animali. Maggiore è il controllo diretto di tutto il processo produttivo all'interno del maso, meglio è. Una volta era così, io cerco di fare così, ma questa è un'altra storia, che vi racconterò.
-terzo principio agricolo- sappiate che fare agricoltura significa aver a che fare con la cacca (tanta cacca) tutti i santi giorni, non tentate di rimuovere questo particolare se vi apprestate a fare questa scelta.
-quarto principio agricolo- sviluppate un forte senso dell' ironia e dell'autoironia (e fate in modo che anche i vostri familiari lo facciano). Aiuta molto, attraverserete momenti difficili!