domenica 18 maggio 2014

Non si munge alle 11 del mattino, sappiatelo!

Prima di leggere questo post, guardatevi questo video, perchè è di questo video che parlerò.
Ricevo la solita newsletter dall'Associazione Gallo Rosso, che raccoglie tutti gli agritur dell'Alto Adige. Per inciso: la ricevo perché ci vado spesso in vacanza (lo so, rasento la malattia mentale: vivo in un maso e ci vado pure in vacanza...), quindi nessuno può tacciarmi di "antialtoadigismo", tanto più che non perdo occasione per lodare le superiori capacità agricol-turistiche dei nostri vicini! Mi sembra sempre tutto più bello, più pulito, più fatto bene, più tradizionale, più più più...
Però stavolta mi hanno fatta saltare sulla sedia!
Ora, io capisco benissimo l'esigenza di vendere un prodotto, nello specifico una vacanza in un maso di montagna. Capisco che se ne debbano esaltare gli aspetti "bucolici" e non pretendo che in una pubblicità si mostrino stivali merdosi, sudore, grandine estiva e mucche scalcianti...ci mancherebbe! Però in questo video si va oltre, sembra la pubblicità del Mulino Bianco: la chicca è il bambino che accarezza la gallina...ma scherziamo? Non c'è animale meno "coccoloso" della gallina (ci avranno messo mezz'ora a prenderla, e certo non sarà stata felice del trattamento: mica è un gattino!). E il contadino ridente che munge a due mani alle 11 del mattino (ovviamente orario compatibile con il risveglio e la colazione da grande obeso del turista di turno)? Ne vogliamo parlare? E il latte candido e puro che sprizza nel secchio...il latte non è mai candido e puro quando sprizza nel secchio, vi assicuro, e comunque io le mie capre le dovrei drogare per mungere a quel modo!!
Ripeto: LO SO che andare in vacanza in un maso evoca certe visioni e spesso sono anche vere, ma mi sta un po' sullo stomaco che per invogliare le persone a provare un'esperienza nuova e arricchente come passare un po' di tempo in un maso, si debba fare ricorso alle più trite immagini da Disneyworld. Ci mancava il Bambi che ti mangia l'erbetta dalle mani!

E qui scatta l'appello ai lettori-registi del mio blog (che in un delirio di potenza immagino numerosissimi!!): prendete la vostra macchina da presa (si chiama ancora così? O usate l'i-phone come me?) e venite a fare il contro-video. Offro vitto, alloggio e la trama del videino! Facciamo sapere al mondo la verità, basta con le esili contadine che svolazzano fra le piante officinali! Basta con le mucche imbalsamate! E se volete veder mungere, vi dovete alzare alle 5 (vabbè, da me no, perchè sono pigra...)!

PS: si intuisce che esco da una massacrante settimana di strapianti nel campo?


sabato 10 maggio 2014

Enrique, Ragù, il Bauer...maschi al Maso!

Enrique Cagafuego
Lo so, l'argomento si presta a facili ironie e battutacce da osteria (e magari qualcuna mi scappa pure...), ma in realtà qui al Mas del Saro l'argomento è serio e spesso dibattuto: ci servono davvero i maschi al maso??
Quando abbiamo aperto l'azienda e preso i nostri primi animali, dichiarammo all'unisono "solo femmine!". Naturalmente, pur essendo di origine strettamente cittadina, sappiamo anche noi che per fare i capretti serve il becco, per fare gli asinelli serve un asino, per i pulcini un gallo (!!), ma l'idea era quella di portare le nostre amate femminucce da un baldo maschietto (di amici) solo all'occorrenza, oppure di portare le capre in malga e in fondo i pulcini mica ci servono. E poi scusa, perchè devo nutrire e curare un parassita che mi serve, diciamolo, 5 minuti all'anno?? 
Ma perché non volevamo maschi? Perché i maschi di tutte le specie sono più nervosi, puzzano, sono potenzialmente aggressivi e il gallo fa casino alle 5 di mattina! Ecco le ragioni che ci sostenevano nella ferma decisione di avere qui un gineceo senza bulli a rompere gli equilibri. Tanto più che la nostra esperienza con animali maschi non era delle più felici: il nostro unico cane maschio è, lo giuro, un tesoro di cane, ma particolarmente scemo e ineducabile...mica vogliamo replicare, no?!
E invece...invece come sempre il maso ci smuove dalle nostre teoriche e granitiche convinzioni e ci fa fare cose che MAI avremmo pensato! 
Ragù è arrivato dopo due estati passate a trasportare in macchina le nostre capre da una parte all'altra del Trentino, con risultati indescrivibili in termini di puzza perenne e stress da possibile multa, senza mai la certezza che fossero realmente incinte e senza alcun controllo sul destino delle nostre povere caprette!
Ci ho messo un anno a convincere il Bauer che era il momento di prendere un bel becco: sulle ragioni della sua ostinazione non mi pronuncio...eh eh eh! Ma alla fine, come sempre, l'ho spuntata io: lo vuoi il formaggino bòno? E allora beccati il becco! Unica concessione: senza corna (la battutaccia, la battutaccia)!
Ragù il becco
Nota sul nome Ragù: l'ho preso in un agritur che la settimana successiva aveva in menù il "Ragù di capretto"...e quindi, in ricordo di quello che poteva essere (ma non è stato), l'ho chiamato così!!




martedì 22 aprile 2014

Kibbutz, mon amour...

Primo principio agricolo al Lotan!
Direi che è piuttosto superfluo dichiarare dove abbiamo passato gli ultimi 10 giorni: le foto postate sulla pagina facebook penso parlassero da sole. Il Maso in trasferta in terra d'Israele, per ritrovare vecchi amici e incontrarne di nuovi. 
Tra le mille cose di cui si potrebbe parlare a proposito di questo strano, meraviglioso e complicato paese, scelgo quella a me più affine: i kibbutzim!
Ho scassato la pazienza dei nostri amici con milioni di domande al secondo: cos'è il kibbutz? quanti sono? dove sono? com'è la vita quotidiana? che fanno? sono religiosi o no? che coltivano? sono bio? Alla fine, stremati, mi hanno portata a passare un paio di giorni nel deserto...a caccia di kibbutzim!!
Due giorni meravigliosi fra il kibbutz KETURA e il kibbutz LOTAN, nel bellissimo deserto dell'Aravà, la zona del Negev confinante con la Giordania.
Casette dei volontari...fango, sabbia e paglia.
I kibbutzim del deserto sono forse quelli che ancora si ispirano ai principi e ideali che accompagnarono la fondazione dei primi kibbutzim in Israele: egualitarismo, agricoltura come fondamento della convivenza fra le persone, forte condivisione dei (numerosi) momenti collettivi, religiosità aperta e "alternativa", molto rispettosa delle scelte personali. Sarà il clima, sarà l'isolamento, ma il risultato è che sono posti dove abbiamo respirato un'aria diversa, per noi nuova. Siamo stati accolti (come sempre e ovunque, a dire il vero) con grande dolcezza e gentilezza. Siamo stati coinvolti nei riti serali di shabbath shalom, abbiamo esplorato, curiosato, fotografato, chiacchierato...senza per un attimo cogliere sospetto o diffidenza da parte dei residenti. I bambini, nel kibbutz HULDA dove siamo stati ospitati per la maggior parte del tempo, hanno giocato liberi e ben accolti con gli altri bambini del kibbutz, in un clima che a noi ricordava vagamente quello del campeggio (?!).
E il kibbutz LOTAN, mi ha rubato il cuore. Ci ho passato un pomeriggio, ma la sera mi addormento pensando a come organizzare una nuova trasferta...e questa volta vorrei passarci davvero un po' di tempo. E' come se in me si fosse risvegliata una (sopita negli anni) voglia di comunità...ma ormai sono passati i tempi in cui sognavo comuni di frikkettoni dediti al fancazzismo quotidiano (al massimo una pasta scotta a mezzanotte)! Diciamo che avevo "buttato il bambino con l'acqua sporca": non ho più voglia di collettivismo giovanilista ergo non ho più voglia di collettivismo tout cour. Ma ho scoperto che non è ancora così per me (per il Bauer, ehm, non saprei...). 
E quindi vorrei davvero passare un po' di tempo là con la mia famiglia: sarebbe bello provare cosa significa davvero vivere, lavorare e imparare in comunità. Penso che per i bambini soprattutto sarebbe un'esperienza unica, di grande valore formativo. E anche per noi. Chissà se ci riusciremo...
Poi però si torna al maso, eh!?! Il collettivismo mi garba, ma nel Negev!!
Il deserto...

martedì 1 aprile 2014

E poi vennero i "nativi montanari" del terzo millennio...

Si parla di figlioli: argomento spinosissimo e scivoloso! Mi devo reggere, resistere alla tentazione di enumerarvi le prodezze dei tre fenomeni. Cioè, io sono convinta, lo ammetto, di avere tre fenomeni di figlioli, le cui capacità sono ineguagliabili e lo resteranno nei secoli dei secoli. 
Fatta questa doverosa premessa, che mi qualifica nel gruppo "madri inferocite", ma almeno sincere, passo all'argomento che voglio trattare oggi: gli effetti del maso sulla prole innocente.
Come già detto in altri post, il tipo di vita che conduciamo NON è frutto di un preciso e ordinato progetto alla base della vita di noi adulti, figuriamoci se c'era anche solo l'idea di creare "La casa nella prateria" per i pupi.
Anche in questo, il maso ci ha messo lo zampino, in maniera lenta ma inesorabile (a questo punto penso sia davvero una specie di Overlook Hotel con una sua personalità, ci manca di vedere le gemelline nel corridoio!!) .
Nascere in mezzo ai monti, prima di tutto, lascia un imprinting di cui non ti accorgi subito, ma che si dispiega pian piano e a un certo punto, tu, pisana cresciuta allo stabilimento balneare Bagno Lido, ti chiedi se sono davvero figli tuoi o se qualcuno ha sostituito il surfista tatuato che ti aspettavi, con un orso bruno che parla strano.
Intanto, loro hanno cominciato a camminare in salita: per davvero! I primi passi li hanno mossi su un prato pendenza 30°, quindi l'andatura naturale per loro è una leggera inclinazione in avanti, pronti, anche in pianura, ad affrontare l'eventuale (per loro ovvia e certa) salita che sta per arrivare. Il passo è deciso, pesante, piantato in terra. 
La salita: condizione naturale del "nativo montanaro"
E le paure, altre dalle mie di quando ero bambina. Esempio illuminante: una volta, eravamo dalla Nonna di città in città (appunto) e i tre non riuscivano a dormire. Motivo? Erano spaventati dai rumori del condominio: "nonna ma qui c'è un sacco di gente, chissà quanti malintenzionati!". Figurarsi la Nonna, che tutte le volte al maso guarda fuori, nel buio, e si dice certa che ci sia un bruto appostato nel bosco, o una bestia feroce, o un elfo o chissacchè. Questa dimostrazione della teoria della relatività la colpisce a fondo!
O la paura delle macchine, che va benissimo, ci mancherebbe, ma mi pare a questo punto un tantino sopra le righe...
A volte sembrano Amish nell'anno sabbatico.

E il rapporto con gli animali, la terra, il lavoro. Quello che per me è una continua scoperta e che mi cambia quotidianamente un po' (ma so che sono troppo "vecchia", ho avuto un altro imprinting, un'altra infanzia, altri luoghi mi hanno formata e so che il senso di stupore che mi aleggia spesso dentro non passerà mai), per loro è ovvio, quotidiano, spesso banale e noioso. Mi spiego: spesso mi viene detto"chissà che contenti i tuoi figli di avere tutti questi animali" e a me dispiace deludere, ma devo rispondere che IO sono contenta di avere tutti questi animali, loro sono...tranquilli (rassegnati?!?). Gli animali per loro sono parte della vita quotidiana, e la vita quotidiana spesso è noiosa. Gli animali sono lavoro della mamma, e lavoro della mamma=meno tempo per loro, quindi...e da un paio di anni, sono lavoro anche per loro. Ognuno ha un compito, in estate, che cambia e evolve man mano che crescono. L'anno scorso i due grandi dovevano, alla sera, portare in stalla le capre. Le prime due volte, felicissimi. Poi, un'agonia: urla (mie) e pianti (loro). Altro che contenti!!E sorvolo sul piccolo Bauer che alla prima occasione me le ha pure perse nei boschi...
Ad ognuno il suo lavoro
La piccola poi, secondo me fra 10 anni scappa con un chitarrista punk verso la metropoli tentacolare e al maso non ci mette più piede neanche morta.

Insomma, banalmente, quelle che per noi sono scelte (nostre o del maso, è uguale), per loro sono il normale scorrere dell'infanzia che NOI abbiamo scelto per loro.
E io, stupidamente, ogni tanto, se si lamentano, ricordo loro quanto sono fortunati a vivere qui, ad avere animali, a vivere a contatto con la terra, la montagna, la libertà...insomma, vorrei che guardando "Heidi" non contestassero ogni minuto la sceneggiatura (tipo che la capretta Neve "figurati mamma se la tenevano, le caprette che non crescono mica si tengono!!"), ma che pensassero "ammazza oh, che culo che c'abbiamo!".

Ma questo è impossibile da capire da piccoli, soprattutto se ti è chiaro che... non avrai MAI la Playstation!!




sabato 22 marzo 2014

I cumuli sinergici e le Weltanschauungen...

Sono giorni di grandi manovre nel campetto del Maso.
Cumulo in lavorazione
Le temperature sono da primavera inoltrata e la febbre agricola sale all'improvviso: mi sveglio alle 5.30 in preda all'entusiasmo di fare, fare, fare... alle 6.40 ho già visionato decine di tomi, siti, blog, forum che parlano di tutto lo scibile agricolo e non vedo l'ora di lanciare i pargoli sul pulmino per poter cominciare a mettere in pratica tutto. E' uno dei momenti più belli dell'anno, quando stai per cominciare, devi impostare il lavoro della stagione e senti una potenza creativa che spinge da dentro (oddio, qualcuno potrebbe anche definirlo "delirio"...). Le scelte sono in parte ancora aperte e da queste dipende molto del resto della stagione. Insomma, un gran bel momento.
Ma...c'è un "ma"!
Sì perché non è che io qui ci lavori sola soletta (ci mancherebbe)...siamo in due! E il "due" si fa anche un discreto mazzetto, quindi pretende (giustamente...mah?!?) di avere voce in capitolo, di dir la sua. E a me tocca di far la democratica e prendere in debita considerazione quello che dice (anche perché, lo ammetto, qualche volta ci acchiappa).
Però un problemino c'è: io e il Bauer (è lui il famoso "due"...) abbiamo due Weltanschauungen, due visioni dl mondo intendo (perdonate, ma che ho studiato a fa' se non sfoggio ogni tanto??), non proprio identiche.
E quale occasione migliore per farle entrare in conflitto se non in apertura di stagione, quando mettiamo mano ai cumuli??
La pratica dei cumuli deriva dalla permacultura , noi li abbiamo fatti 2 anni fa e siamo entusiasti dei risultati!!
Come si fanno: la prima volta si smuove bene il terreno, soprattutto se, come nel nostro caso, è molto compatto, poi si creano dei cumuli di terra di circa 1,20 mt di larghezza e alti una quarantina di cm (poi si abbasseranno), sotto i quali si sarà steso un reticolo di rametti e sassi (per il drenaggio) e sopra noi abbiamo messo la famosa grassa degli animali. Sopra ogni cumulo si pianteranno ortaggi, fiori e officinali in modo da creare le giuste consociazioni. I cumuli non vanno calpestati e si pacciamano sia a "verde" (piante ad hoc) sia con materiale organico di scarto. L'importante è che la terra non sia mai nuda.
I vantaggi sono infiniti!! Prima di tutto possiamo vendere motocoltivatore e zappa: non li lavoreremo più, perché resteranno morbidi e areati grazie all'azione delle radici delle piante e della pacciamatura. Le rotazioni saranno meno importanti perché su ciascun cumulo avremo piantato ortaggi che "danno" e ortaggi che "tolgono" al terreno, mantenendolo equilibrato. Inoltre l'estrema consociazione rende meno appetibile agli insetti indesiderati il nostro orto. E, importantissimo, otteniamo un humus molto vitale, pieno di biodiversità, non continuamente stressato da lavorazioni in profondità che ne alterano l'equilibrio.
In primavera però i cumuli noi li prepariamo un po', per accogliere degnamente le piantine. Quindi leviamo la pacciamatura residua dell'anno prima, eliminiamo le erbe infestanti a mano, passiamo delicatamente con il mio Sauzahn ("dente di scrofa"), sbricioliamo un po' di compost (a mano!!) sul cumulo e poi ripacciamiamo.
Detta così, suona fluido, easy! Ma ci sono molto modi di eseguire qualsiasi lavoro...
Il Bauer, da bravo trentino lavoratore indefesso "senonm'ammazzodifaticanonholavorato", ripulisce il cumulo da ogni filo d'erba visibile a occhio nudo e non, usa il Sauzhan come se stesse guidando un trattore Big Bud 747, riduce il letame in polvere fine con le mani prima di spargerlo sul cumulo e infine ricopre alla perfezione che non si veda un granello di terra.
Il fantastico cumulo del Bauer
La sottoscritta, da brava pisana multitasking (leggi: "nonpossopassareseioresuuncumulo" perché c'ho da metter su la cena a un certo punto!), tira su il più grosso (il trifoglio lo lascio, mannaggia, perché è un ottimo pacciamante verde!), dà una passata delicata su e giù con l'attrezzo, spande il letame con il rastrello (in maniera non proprio geometrica), ricopre più o meno (tanto fra un po' si strapianta e poi non fa bene al terreno essere soffocato dal pacciame) e passa ad altro cumulo.
Dopo un'oretta di battutine, sguardi in cagnesco, critiche sottili al lavoro dell'altro, di solito io sbotto e dico "Ti movi con 'sto cumulo?!?", e allora il Bauer "Ma se dove sei passata tu è uguale a prima!" e via così...
La verità è che io penso che lui non si sia sufficientemente permaculturizzato e che in fondo resti, senza speranza, il classico occidentale lavoro-lavoro-fatica-fatica.
E lui pensa che nella permacultura e in Fukuoka io abbia trovato le basi teoriche per la mia innata cialtronaggine (io insisto a chiamarla multifunzionalità, ma insomma...)!
Si rischia la crisi coniugale, ma...a fine giornata ci coalizziamo contro un nemico comune: il grillotalpa!! Ci accorgiamo infatti che alcuni cumuli sono un po' troppo "popolati" da questi animali, e quindi scatta l'operazione "riequilibrio" (sempre a manina, eh!?!) che vede la pisana cialtrona e il Bauer calvinista uniti nella lotta!!
E al rientro da scuola, anche le creature sono state ingaggiate, alla bieca promessa di "10 cent a grillo"!!

Grillotalpa
PS Non ce l'ho con i grillitalpa, sappiate che averne un po' nell'orto va bene, anzi benissimo perché areano il terreno e mangiano larve di altri insetti, il problema è se ne avete troppi ( e noi ne abbiamo decisamente troppi), perché allora vi mangiano le radici delle piantine appena strapiantate...e questo non va bene!


sabato 15 marzo 2014

Mangiare meno, mangiare meglio (e possibilmente...tutti)!

Questa settimana ho iniziato a fare il formaggio seriamente.
Le prime tre formaggelle della stagione 2014!
"Seriamente" significa che il ritmo di produzione è di una caciottina da 1/2 kg ogni due/tre giorni, quindi, diciamolo, è un "seriamente" relativo se confrontato con i ritmi di chi il formaggio lo fa per venderlo al mercato e pagarci il mutuo della stalla. Meglio ribadire sempre questo concetto, a volte quelli come me (chi produce cibo per se e/o per alcuni altri), hanno la tendenza, ultimamente, a prendersi moooolto sul serio...un po' troppo a volte! Vabbè l'autoproduzione, vabbè l'agri-power, però insomma, mica siamo tutti Pepe Mujica...
Beh, oggi anch'io voglio prendermi un po' sul serio, perché l'altro giorno, mentre ero inchiodata in cucina dai ritmi della lavorazione del latte per fare il formaggio, e dopo, guardando il prodotto di cotanta giornata di lavoro, e ancora, pensando a dove incastrare queste ore di lavoro nell'economia di giornate piene da scoppiare, di nuovo è tornata a frullarmi in testa la riflessione che già, a schiena china nel campo, mi aveva colpita tempo fa: "ma come fa la roba da mangiare a costare così poco?!?".
Latte...
Riassumo in breve come, a grandissime linee, faccio il formaggio: 
-latte nel pentolone, lo scaldo una prima volta e aggiungo lo yogurt
-scaldo una seconda volta e aggiungo il caglio
-taglio la cagliata
-levo il siero
-metto in forma
-giro il formaggio ogni ora fino a sera (quindi, deduzione logica, non vado a fare shopping!!)
-salo e metto a stagionare (girando le forme tutti i giorni)
E questo è solo il processo a latte pronto: aggiungiamo che le capre vanno curate, nutrite, abbeverate, munte e che per farlo si deve fare il fieno, portarle eventualmente al pascolo, accudirle anche quando per 6 mesi sono asciutte (cioè senza latte)...e vogliamo parlare degli imprevisti?? Lasciamo perdere, va', che vi stendo sulla tastiera!
La cagliata
Detto tutto questo...penso di avere capito una cosa importante che è successa con la produzione industriale del cibo: la maggior parte dei consumatori non sa come si produce il cibo che compra o ne ha solo un'idea vaga, vede solo il prodotto al supermercato (ci credereste che un ospite di un agritur di mia conoscenza ha chiesto se tenevano i maiali per fare il latte?!?) e il cartellino del prezzo. Ma spesso, spessissimo, quel prezzo è BASSO! Anche al netto dell'economia di scala che ovviamente una grande azienda può realizzare rispetto ad una piccolissima realtà.

E allora i casi sono tre, non si scappa:
  1. il risparmio è stato fatto su ingredienti e processi (leggi: ingredienti di infima, infima, infima qualità associati a processi semplificati)
  2. il risparmio è stato realizzato sottopagando la manodopera e/o non corrispondendo il giusto e dignitoso prezzo all'agricoltore
  3. punto 1+ punto 2 messi insieme
La terza che ho detto!!
Mai più senza!

L'antidoto è a portata di mano, però, tranquilli! Mica dobbiamo tutti trasformarci in coltivatori diretti! Basta solo informarsi un pochino (I LOVE WEB) su come si producono le cose da mangiare (il blog di Dario Bressanini, con cui non sono quasi mai d'accordo, ma che fornisce ottimi spunti di riflessione se non si è ideologici a palla, il solito Pasto Nudo, più leggero ma sempre interessante e per chi ha un po' più di tempo questo splendido documentario), informarsi un pochino sugli effetti di un'alimentazione squilibrata (leggi: magnamo tutti troppo!) e riconsiderare quello che siamo disposti a spendere e il tempo che siamo disposti a "perdere" per il nostro cibo.
Ecco, non è difficile, e aggiungo una cosa importante, importantissima (ma in questo post non vi spiegherò perché, andiamo sulla fiducia): se mangiassimo tutti meglio e meno, mangeremmo TUTTI (intendo: non solo noi panzoni occidentali)!!

P.S. Nota per i miei affezionati clienti del mercato: il presente post NON è la base ideologica per lo sconsiderato aumento dei miei prezzi al prossimo mercato!! ;-)






domenica 9 marzo 2014

Primavera e ansia da prestazione

Primavera
Come avrete notato dai post sulla pagina facebook del Mas del Saro, sta cominciando la primavera anche quassù! Capretti, fiorellini, passeggiate con le asine, oggi addirittura sono spuntati i piselli piantati l'autunno scorso.
Tutto bello, tutto caldo, tutto sole!
Ma a me, che vi devo dire, in marzo mi piglia l'ansia da prestazione. 
In inverno mi rilasso, la natura è ferma, si gestisce il minimo indispensabile, si progetta la stagione a venire. Sulla carta e nella testa tutto è facile, tutto è bello: siamo i portatori di una nuova era di comprensione e amore fra produttore e consumatore, i miei prodotti saranno fantastici e i clienti felici di pagarmi per averli. Le mie capre daranno litri e litri di latte, e i miei formaggi saranno un ulteriore tassello nella direzione dell'autosufficienza alimentare. Le galline spareranno uova come missili. Il mio pane lieviterà che nemmeno il Panbauletto...eh sì, in inverno (ogni inverno, non imparo mai nulla) tutto assume contorni pastello-waldorfiani. Tanto che metto in cantiere (ma l'ho detto al Bauer? Non ricordo...) di affittare qualche campetto per coltivare i cereali per il nostro pane...
Ma ora è marzo, maremma!! I parti delle capre, la grassa da spostare, il letto caldo per le semine, gli animali da far uscire, il campo da preparare e io c'ho l'ansia da prestazione!
Sogno la notte che i miei ortaggi fanno schifo, ho paura di metterne giù troppi che poi non si sa che farne, no troppo pochi, macchè, son troppi...cresceranno? e al mercato avrò abbastanza prodotto per soddisfare tutti? E abbastanza latte per fare il formaggio? ma l'anno scorso quando ho messo giù i piselli? Era presto? Mi ameranno abbastanza al mercato???
La cosa assurda è che sono la prima a sostenere (e ci credo profondamente) che il bello del mercato contadino è proprio che è un'occasione per produttori e consumatori per confrontarsi sulla vera agricoltura: il posto dove ci si può sentir dire "non ne ho, è finito" oppure "quest'anno i pomodori sono in ritardo". Insomma non è il supermercato. E' anche per questo che esistono, è anche per questo che la gente ci viene ed è anche per questo che tanti agricoltori hanno scommesso sui mercati contadini.
Eppure a me, istintivamente, mi viene un senso di colpa pazzesco se non ho tutto subito e sempre. Ovvio che non ce l'ho: dimensioni, quota e latitudine ostano! E lo so che tutti lo sanno.
Ma io credo che ci vorranno anni di allenamento zen per spogliarmi e disintossicarmi dalla cultura del supermercato. Io per prima sono cresciuta in un'era di fantastica disponibilità di tutto e sempre. Non basta dire "è sbagliato, io voglio altro": bisogna allenarsi, anno dopo anno, stagione dopo stagione, come produttore e come consumatore. Riconquistare la normalità delle stagioni, delle possibilità della terra e delle bestie. Riappropriarsi della fatica come metro di valutazione del valore delle cose. Meno scelta nel consumo.  E soprattutto sentire tutto questo come normale! Io sono normale, non avere i pomodori a giugno in Valle dei Mocheni è normale, le capre che fanno poco più di un litro al giorno è normale, le uova con un po' di cacca sopra è normale!
E anche il percorso verso l'autosufficienza alimentare, l'autoproduzione, sono esperienze di grande soddisfazione, ma anche di comprensione che possiamo fare a meno di molto di quello che riteniamo indispensabile.
Io sono appena all'inizio. Mi impegno. Mi viene il panico da prestazione. Vado avanti. Chissà dove arrivo. Chissà se riuscirò a far tacere il supermercato che è in me... Si parte, buona stagione a voi e a me!!
Crescere il proprio cibo è come stampare il proprio denaro